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Domicilio digitale e notifica dei verbali a mezzo pec

Con il Decreto del Ministero dell'Interno 18 dicembre 2017, pubblicato sulla GU n.12 del 16-1-2018, che disciplina la procedura per la notificazione dei verbali di accertamento delle violazioni del codice della strada, tramite posta elettronica certificata, viene introdotto l'obbligo della notificazione dei verbali tramite PEC, quando il destinatario ha un domicilio o comunque quando questo ha fornito un indirizzo PEC all'organo di polizia.

La disciplina, si applica al procedimento di notificazione dei verbali di contestazione, redatti dagli organi di polizia stradale, di cui all'art. 12 del codice della strada, a seguito dell'accertamento di violazioni del codice della strada. La notificazione mediante PEC avviene secondo le disposizioni del Codice dell'amministrazione digitale (CAD) e del regolamento recante le disposizioni per l'utilizzo della posta elettronica certificata.

La notifica tramite PEC avviene:

- nei confronti di colui che ha commesso la violazione, se è stato fermato ed identificato al momento dell'accertamento dell'illecito ed abbia fornito un valido indirizzo PEC, ovvero abbia un domicilio digitale (professionisti, titolari di imprese), (in tutte le ipotesi in cui il verbale viene notificato al trasgressore successivamente all'accertamento dell'illecito, es. per le violazioni emerse a seguito della valutazione dei rilievi di un sinistro stradale);

- del proprietario del veicolo con il quale è stata commessa la violazione, ovvero di un altro soggetto obbligato in solido con l'autore della violazione ai sensi dell'art. 196 del codice della strada, quando abbia un domicilio digitale, ovvero abbia, comunque, fornito un indirizzo PEC all'organo di polizia procedente, in occasione dell'attività di accertamento dell'illecito.

Qualora non sia stato comunicato al momento della contestazione l'indirizzo PEC dell'autore della violazione, ovvero qualora la contestazione della violazione non sia stata effettuata al momento dell'accertamento dell'illecito, l'indirizzo PEC del proprietario del veicolo o di altro soggetto, di cui all'art. 196 C.d.S., deve essere ricercato, dall'ufficio da cui dipende l'organo accertatore o che ha redatto il verbale di contestazione, nei pubblici elenchi per notificazioni e comunicazioni elettroniche a cui abbia accesso. Attualmente per la ricerca degli indirizzi PEC di professionisti ed imprese è presente il sito: https://www.inipec.gov.it/cerca-pec/-/pecs/companies

Contenuto del documento informatico da notificare: Il messaggio di PEC inviato al destinatario del verbale di contestazione, deve contenere nell'oggetto la dizione «di atto amministrativo relativo ad una sanzione amministrativa prevista dal codice della strada» ed in allegato:

A) una relazione di notificazione su documento informatico separato, sottoscritto con firma digitale, in cui devono essere riportate almeno le seguenti informazioni:

a1) la denominazione esatta e l'indirizzo dell'amministrazione e della sua articolazione periferica che ha provveduto alla spedizione dell'atto;

a2) l'indicazione del responsabile del procedimento di notificazione nonché, se diverso, di chi ha curato la redazione dell'atto notificato;

a3) l'indirizzo ed il telefono dell'ufficio presso il quale è possibile esercitare il diritto di accesso;

a4) l'indirizzo di posta elettronica certificata a cui gli atti o provvedimenti vengono notificati e l'indicazione dell'elenco da cui il predetto indirizzo è stato estratto ovvero le modalità con le quali è stato comunicato dal destinatario;

B) copia per immagine su supporto informatico di documento analogico del verbale di contestazione, se l'originale è formato su supporto analogico, con attestazione di conformità all'originale a norma del CAD, sottoscritta con firma digitale;

oppure un duplicato o copia informatica di documento informatico del verbale di contestazione con attestazione di conformità all'originale a norma del CAD, sottoscritta con firma digitale;

C) ogni altra comunicazione o informazione utile al destinatario per esercitare il proprio diritto alla difesa ovvero ogni altro diritto o interesse tutelato.

Gli allegati o i documenti informatici che contengono degli allegati devono essere sottoscritti con firma digitale e trasmessi con formati aperti, standard e documentati.

Termini per la notificazione mediante posta elettronica certificata: Ai fini dell'applicazione delle disposizioni e dei termini indicati nel codice della strada, i verbali di contestazione, si considerano spediti, per gli organi di polizia stradale, nel momento in cui viene generata la ricevuta di accettazione, e notificati ai trasgressori, proprietari o altri soggetti indicati nell'art. 196 C.d.S., nel momento in cui viene generata la ricevuta di avvenuta consegna completa del messaggio PEC.

La ricevuta di avvenuta consegna fa in ogni caso piena prova dell'avvenuta notificazione del contenuto del messaggio ad essa allegato.

Qualora la notificazione mediante PEC dei verbali di contestazione, non sia possibile per causa imputabile al destinatario, il soggetto notificante estrae copia su supporto analogico del messaggio di posta elettronica certificata, dei suoi allegati, della ricevuta di accettazione e dell'avviso di mancata consegna, ovvero di qualsiasi altra documentazione di avviso di mancata consegna, ne attesta la conformità ai documenti informatici da cui sono tratti, ed effettua la notifica nei modi e nel rispetto delle forme e dei termini del codice della strada (a mezzo degli organi di polizia stradale, dei messi comunali o di un funzionario dell'amministrazione che ha accertato la violazione, con le modalità previste dal codice di procedura civile, ovvero a mezzo della posta, secondo le norme sulle notificazioni a mezzo del servizio postale), con oneri a carico del destinatario.

Qualora la notificazione mediante PEC non sia possibile per qualsiasi altra causa, la procedura di notificazione avviene nei modi e nel rispetto delle forme e dei termini del codice della strada, con oneri a carico del destinatario. Questa clausola consente al comando accertatore di notificare con i modi tradizionali i verbali di contestazione con oneri a carico del destinatario, qualora il trasgressore non abbia fornito l'indirizzo PEC, oppure la consultazione del sito https://www.inipec.gov.it/cerca-pec/-/pecs/companies, che contiene gli indirizzi di posta elettronica certificata di professionisti e imprese, abbia dato esito negativo. La clausola lascia spazio ad altre ipotesi, una delle quali potrebbe essere il mancato funzionamento della PEC del destinatario, per più giorni.

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La Circolare interpretativa del MinAmbiente in materia di riduzione dell'utilizzo di borse di plastica

La Circolare interpretativa del Ministero dell'Ambiente in merito all'interpretazione delle disposizioni introdotte dall'art. 9-bis del D.L. 91/2017, convertito dalla 123/2017, in attuazione degli obblighi contenuti nella direttiva 2015/720/UE in materia di riduzione dell'utilizzo di borse di plastica.

Legge di bilancio 2018

La nota di lettura prodotta dall'ANCI sulle norme di interesse degli enti locali introdotte dalla L. 205/2017.

Attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti

In una sentenza recentemente depositata, la terza sezione della Cassazione penale, analizza il delitto di cui all'art. 260 del Codice dell'ambiente.

La Cassazione penale sez. III, ricorda nella sentenza 791/2018 che gli elementi costitutivi del delitto di traffico illecito di rifiuti di cui all'art. 260, comma 1, d.lgs. n. 152 del 2006 sono:

a) la finalità di conseguire un ingiusto profitto;

b) la pluralità delle operazioni e l'allestimento di mezzi e attività continuative e organizzate;

c) la cessione, la ricezione, il trasporto, l'esportazione, l'importazione, o comunque la gestione di rifiuti;

d) l'abusività di tali attività;

e) l'ingente quantitativo di tali rifiuti.

Il requisito dell'abusività dell'attività, deve ritenersi integrato sia qualora non vi sia autorizzazione, sia quando vi sia una totale e palese difformità da quanto autorizzato.

L'ingente quantitativo di rifiuti gestiti può essere desunta, oltre che da misurazioni direttamente effettuate, anche da elementi indiziari come i risultati di intercettazioni telefoniche, l'entità e le modalità di organizzazione dell'attività di gestione, il numero e le tipologie dei mezzi utilizzati, il numero dei soggetti che partecipano alla gestione stessa.

Per la configurabilità del reato non è richiesta una pluralità di soggetti agenti, trattandosi di fattispecie monosoggettiva, mentre è richiesta una pluralità di operazioni in continuità temporale, relative ad una o più delle diverse fasi in cui si concretizza ordinariamente la gestione dei rifiuti.

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L'inottemperanza all'obbligo di fermarsi e di prestare assistenza alle persone ferite

L'inottemperanza all'obbligo di fermarsi e di prestare assistenza alle persone ferite ex art. 189 commi 6 e 7 del codice della strada, è punibile anche quando l'elemento soggettivo è costituito dal dolo eventuale. Il tema è trattato dalla IV sez. della Cassazione penale in una recentissima sentenza.

La Cassazione penale (Sent. Sez. 4 Num. 16 Anno 2018), affronta nuovamente il tema della configurazione della fattispecie delittuosa di cui di cui all'art. 189 comma 1 e 7 del codice strada, che punisce la violazione dell'obbligo di fermarsi e di "prestare assistenza alle persone ferite" da parte dell' utente della strada, in caso di incidente con danno alle persone comunque ricollegabile al suo comportamento e il cui elemento soggettivo è il dolo. Secondo una consolidata giurisprudenza (Cass. Pen. Sez. 4, n. 33772 del 11-07-2017; Sez. 4, n.6904 del 20/11/2013; Sez. 4, n. 36270 del 24/05/2012; Sez. 4, n.33294 del 14/05/2008) è sufficiente anche il dolo eventuale, che "si configura in relazione all'elemento volitivo, ma che può attenere anche all'elemento intellettivo, quando l'agente consapevolmente rifiuti di accertare la sussistenza degli elementi in presenza dei quali il suo comportamento costituisce reato, accettandone per ciò stesso il rischio, questo significa che, rispetto alla verificazione del danno alle persone eziologicamente collegato all'incidente, è sufficiente (ma pur sempre necessario) che, per le modalità di verificazione di questo e per le complessive circostanze della vicenda, l'agente si rappresenti la probabilità, o anche la semplice possibilità, che dall'incidente sia derivato un "danno alle persone" e che queste "necessitino di assistenza" e, pur tuttavia, accettandone il rischio, ometta di fermarsi". La tematica secondo la cassazione è stata affrontata correttamente dal giudice di merito che ha ben valutato le circostanze dell'incidente ed il fatto che l'imputato era un medico.

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L'Edilizia nell'Agenda per la Semplificazione 2018-2020

L'Agenda per la Semplificazione è un metodo fondato sulla collaborazione tra tutti i livelli istituzionali; sul controllo del rispetto delle scadenze e degli impegni assunti; sull'ascolto e il coinvolgimento dei cittadini, delle imprese e delle loro associazioni.

Le funzioni di indirizzo, verifica e aggiornamento dell'Agenda sono svolte dal Comitato interistituzionale per la semplificazione, composto dal Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, dal Presidente della Conferenza delle Regioni, dal Presidente dell'ANCI e dalla Presidente dell'UPI.

Il Tavolo tecnico per la semplificazione è costituito da rappresentanti designati dal Dipartimento della Funzione Pubblica, dalla Conferenza dei Presidenti delle Regioni, dall'ANCI e dall'UPI e svolge le seguenti funzioni:

- supporto al Comitato interistituzionale per la semplificazione;

- coordinamento operativo dell'attuazione dell' Agenda, della verifica e del monitoraggio sull'implementazione, il completamento e l'aggiornamento della pianificazione di dettaglio.

Sulla base dei risultati ottenuti dall'Agenda per la semplificazione 2015-2017, in materia edilizia, costituite da:

- Modelli unici semplificati ed istruzioni standardizzate;

- Operatività dello sportello unico per l'edilizia per ridurre i tempi e gli adempimenti;

- Semplificazione dell'autorizzazione paesaggistica per gli interventi di lieve entità;

- Verifica delle misure già adottate in edilizia e semplificazione delle procedure preliminari;

- Pianificazione delle procedure edilizie on line;

- Regolamento edilizio unico;

le attività dell'Agenda proseguiranno negli anni 2018-2020 con l'obiettivo di:

- sviluppare le attività in corso per la semplificazione e la standardizzazione delle procedure e della modulistica e l'operatività degli sportelli unici;

- implementare nuovi interventi di semplificazione e eventuali correttivi alle misure già adottate da individuare sulla base: 1) della misurazione degli oneri burocratici e della verifica dell'efficacia e della percezione da parte delle imprese, delle semplificazioni adottate; 2) della consultazione degli stakeholder (ciascuno dei soggetti direttamente o indirettamente coinvolti in un progetto o nell'attività di un'azienda).

EDILIZIA

L'edilizia è un settore particolarmente critico: l'Italia è al 96° posto della graduatoria Doing Business della Banca Mondiale. I cittadini e le imprese segnalano le seguenti complicazioni: 1) tempi lunghi e costi burocratici eccessivi per il rilascio dei titoli abilitativi; 2) un numero eccessivo di amministrazioni a cui rivolgersi; 3) differenziazione delle procedure tra un Comune e l'altro e incertezza sugli adempimenti.

Per risolvere i problemi sopraindicati serve: 1) impegno per l'effettiva attuazione delle numerose semplificazioni adottate in materia edilizia, che spesso negli ultimi anni sono rimaste "sulla carta" 2) adozione della modulistica unica semplificata e digitalizzazione delle procedure; 3) predisposizione e attuazione di nuovi interventi di semplificazione per ridurre i tempi.

Modelli unici semplificati ed istruzioni standardizzate

L'azione prevede:

1. la verifica della adozione della modulistica edilizia da parte delle Regioni e dei Comuni e dell'impatto della modulistica già adottata in Conferenza unificata, da parte di cittadini e imprese e ordini professionali. La verifica sarà realizzata, anche in collaborazione con gli ordini e le associazioni imprenditoriali;

2. il completamento dell'istruttoria della modulistica semplificata e standardizzata per i principali atti presupposti relativi all' attività edilizia (ad esclusioni di quelli per i quali le procedure non sono ancora state standardizzate a livello nazionale);

3. l'adozione, previa intesa in Conferenza Unificata, degli schemi dati XML per la digitalizzazione della modulistica edilizia e prosecuzione delle attività condivise su processi, componenti architetturali e regole interoperabilità.

Operatività dello sportello unico per l'edilizia e monitoraggio dell'efficacia delle misure di semplificazione dei decreti legislativi nn. 126, 127 e 222 del 2016 per ridurre i tempi e gli adempimenti in edilizia

Per rispondere alla domanda di un unico interlocutore a cui rivolgersi, è essenziale garantire effettività allo sportello unico e alle misure di semplificazione previste delle nuove disposizioni.

L'azione prevede:

1. la prosecuzione delle iniziative di sostegno, affiancamento formativo degli operatori e coinvolgimento degli enti terzi attraverso l'organizzazione di webinar (seminario interattivo tenuto su Internet);

2. la messa in rete delle esperienze di semplificazione in materia edilizia;

3. il monitoraggio partecipato sul reale funzionamento del SUE e sul rispetto dei tempi di conclusione dei procedimenti.

Verifica delle misure di semplificazione già adottate in edilizia

L'azione prevede un'attività di promozione e verifica sistematica sull'efficacia delle misure di semplificazione dei decreti legislativi nn. 126, 127 e 222 del 2016 e del DPR. n. 31 del 2017, per ridurre i tempi e gli adempimenti in edilizia attraverso:

1. l'affiancamento formativo alle amministrazioni e il monitoraggio sull'attuazione delle misure di semplificazione, anche attraverso la misurazione degli oneri e la verifica della percezione;

2. l'individuazione delle criticità e di ulteriori interventi di semplificazione.

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Riforma delle intercettazioni

Il Consiglio dei ministri ha approvato la riforma delle intercettazioni in ambito giudiziario.

In attuazione dell'art. 1 comma 82 della L.103/2017, il governo ha provveduto a riformare la disciplina delle intercettazioni. Il decreto legislativo, giunto all'iter conclusivo è stato pubblicato nella Gazz. Uff. 11 gennaio 2018, n. 8. Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216:

- Inserisce nel codice penale il delitto di diffusione di riprese e registrazioni fraudolente, punendo con la reclusione fino a quattro anni colui chiunque, partecipando a incontri o conversazioni private con la persona offesa, ne registra il contenuto all'insaputa dell'interlocutore (microfoni o telecamere nascoste), per diffonderlo allo scopo di recare un danno all'altrui reputazione;

- vieta la trascrizione, anche sommaria, delle comunicazioni dei difensori nei colloqui con l'assistito a tutela della riservatezza di questi colloqui;

- interviene rispetto alla garanzia di riservatezza delle comunicazioni non rilevanti a fini di giustizia penale ovvero contenenti dati sensibili prevedendo che, quando l'ufficiale di polizia giudiziaria che procede all'intercettazione ascolta una comunicazione di questa natura, non la trascriva, neanche sommariamente. L'ufficiale dovrà invece annotare, anche sommariamente, i contenuti di quelle comunicazioni affinché il PM sappia che è stata operata questa scelta e possa compiere valutazioni diverse, chiedendo la trascrizione anche di quelle comunicazioni quando le ritenga utili alle indagini;

- riguardo alla procedura di selezione delle intercettazioni, disciplina la fase del deposito dei verbali e delle registrazioni, con la possibilità offerta alle parti di prenderne cognizione, e la fase dell'acquisizione del materiale intercettato al fascicolo delle indagini, che segue una duplice procedura a seconda che le intercettazioni debbano o meno essere utilizzate per motivare una misura cautelare. Nel primo caso, l'acquisizione è disposta dal PM a seguito del provvedimento del giudice che adotta la misura cautelare; nel secondo caso è disposta dal giudice che ha autorizzato le operazioni all'esito di un contraddittorio tra accusa e difesa che può essere anche solo cartolare;

- prevede che i difensori possano ottenere il trasferimento su supporto informatico delle registrazioni acquisite al fascicolo, ma non possano estrarre copia dei verbali di trascrizione delle conversazioni intercettate. La trascrizione delle intercettazioni, attualmente prevista al termine dell'udienza di stralcio, dovrà infatti essere effettuata all'apertura del dibattimento; solo in quella fase le parti potranno estrarre copia;

- prevede che tutti gli atti delle intercettazioni non acquisiti al fascicolo siano restituiti al PM per la conservazione nell'archivio riservato tenuto presso l'ufficio del PM e siano coperti da segreto; ogni accesso all'archivio dovrà essere registrato. Il GIP potrà accedere e ascoltare le registrazioni; i difensori delle parti potranno ascoltare le registrazioni ma non potranno ottenere copia delle registrazioni e degli atti;

- per quanto riguarda l'uso delle intercettazioni nel procedimento cautelare, la riforma prevede che, tanto nella richiesta di misura cautelare fatta dal PM, quanto nell'ordinanza del giudice che concede la misura, possano essere riprodotti solo i brani essenziali delle comunicazioni intercettate, che risultino necessari a sostenere la richiesta del PM o a motivare la decisione del giudice. Anche in questa fase, i difensori potranno esaminare gli atti e le registrazioni, ma non estrarre copia. Dispone poi che sia il PM ad acquisire al fascicolo delle indagini le comunicazioni o conversazioni utilizzate per l'adozione di una misura cautelare; ciò farà seguito a un vaglio di rilevanza del materiale delle intercettazioni, presentato dal PM a corredo della richiesta, effettuato dal giudice della cautela, che dovrà restituire al PM gli atti contenenti le comunicazioni e conversazioni intercettate ritenute dal giudice non rilevanti o inutilizzabili per la conservazione nell'archivio riservato;

- disciplina le intercettazioni tra presenti mediante immissione di captatori informatici in dispositivi elettronici portatili (c.d. trojan). Tali intercettazioni saranno consentite nei luoghi di privata dimora solo quando vi è fondato motivo di ritenere che ivi si stia svolgendo un'attività criminosa; il presupposto non è richiesto però se si procede per uno dei gravi delitti previsti dagli articoli 51, comma 3-bis e comma 3-quater del codice di procedura penale (associazione di tipo mafioso anche straniere, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti o psicotrope, attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, ecc.). Il PM e il giudice dovranno motivare l'esigenza di impiego di questa modalità e indicare in quali luoghi e tempi sarà possibile attivare il microfono. Dovrà essere costantemente garantita la sicurezza e l'affidabilità della rete di trasmissione attraverso la quale i dati intercettati vengono trasferiti agli impianti della procura della Repubblica e spetterà a un decreto del Ministro della giustizia definire i dettagli tecnici dei programmi informatici da utilizzare, che dovranno comunque assicurare la possibilità di disattivare il dispositivo alla fine delle operazioni rendendolo inservibile;

- semplifica i presupposti per disporre le intercettazioni nei procedimenti per i reati dei pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione, quando tali reati siano puniti con pena detentiva non inferiore nel massimo a 5 anni. Se si procede per tali delitti, infatti, l'intercettazione dovrà risultare necessaria (e non indispensabile) e saranno sufficienti indizi di reato (anche non gravi). Per utilizzare in tali indagini l'intercettazione ambientale con trojan in luoghi di privata dimora, permane il requisito della attualità dell'attività criminosa;

Nello specifico interesse per la polizia giudiziaria è importante rilevare l'introduzione del:

DELITTO DI DIFFUSIONE DI RIPRESE E REGISTRAZIONI FRAUDOLENTE

Il delitto è collocato nel titolo relativo ai delitti contro la persona. La nuova fattispecie penale prevista dall'articolo 617-septies punisce con la reclusione fino a 4 anni (delitto) chiunque (reato comune), al fine di recare danno all'altrui reputazione o immagine (dolo specifico), diffonde con qualsiasi mezzo (elemento materiale della condotta):

- riprese audio o video, compiute fraudolentemente, di incontri privati o

- registrazioni, pur esse fraudolente, di conversazioni, anche telefoniche o telematiche, svolte in sua presenza o alle quali comunque partecipa.

Pertanto, il reato riguarda chiunque, partecipando a incontri o conversazioni private con la persona offesa, ne registri il contenuto all'insaputa dell'interlocutore (microfoni o telecamere nascoste), per diffonderlo allo scopo di recare un danno all'altrui reputazione.

La punibilità è esclusa se la diffusione consegue direttamente e immediatamente alla utilizzazione delle riprese o delle registrazioni in un procedimento amministrativo o giudiziario o per l'esercizio del diritto di difesa o del diritto di cronaca.

Il delitto è procedibile a querela.

ATTUAZIONE ALLA DISPOSIZIONE DI DELEGA RELATIVA ALLA RISERVATEZZA DELLE COMUNICAZIONI DEI DIFENSORI NEI COLLOQUI CON L'ASSISTITO

La riforma interviene sull'articolo 103 c.p.p. del codice di rito che disciplina le misure di salvaguardia del libero espletamento della funzione difensiva, fornendo tutela alla sfera spaziale - il luogo in cui viene svolta l'attività professionale, cioè i locali destinati a studio legale - e funzionale - salvaguardando l'esercizio del mandato del difensore, ovunque espletato.

In particolare, al già previsto comma 5 dell'art. 103 c.p.p. che non consente l'intercettazione di conversazioni o comunicazioni dei difensori, degli investigatori privati autorizzati e incaricati in relazione al procedimento, dei consulenti tecnici e loro ausiliari, né quelle tra gli stessi soggetti e le persone da loro assistite e al comma 7 che specifica che i risultati di eventuali intercettazioni eseguite in violazione del divieto non possono essere utilizzati nel processo penale, la riforma aggiunge un periodo al comma 7 per specificare che, fermo il suddetto divieto di utilizzazione, quando le comunicazioni e conversazioni sono comunque intercettate, il loro contenuto non può essere trascritto, neanche sommariamente. Nel verbale delle operazioni si potrà esclusivamente indicare la data, l'ora e il dispositivo su cui la registrazione è intervenuta.

La disposizione rinvia all'articolo 267, comma 4, e dunque alla disposizione che impone alla polizia giudiziaria di informare preventivamente il PM con annotazione sui contenuti delle comunicazioni e conversazioni che non possono essere trascritti.

RISERVATEZZA DELLE CONVERSAZIONI IRRILEVANTI

Modificando gli articoli 267 e 268 del codice di procedura penale, relativi all'esecuzione delle operazioni di intercettazione, attua la parte della delega diretta a garantire la riservatezza delle comunicazioni non rilevanti a fini di giustizia penale ovvero contenenti dati sensibili.

Inserendo un ulteriore periodo al comma 4 dell'art. 267, la riforma prevede che, quando a compiere l'operazione è la polizia giudiziaria, l'ufficiale di polizia giudiziaria debba informare preventivamente il PM di eventuali comunicazioni o conversazioni irrilevanti ai fini delle indagini o riguardanti dati sensibili. La polizia giudiziaria annota i contenuti delle comunicazioni e conversazioni al fine di poterle sottoporre al PM, al quale spetta la definitiva decisione circa la trascrizione.

Viene modificato l'art. 268 c.p.p., relativo all'esecuzione delle operazioni. La riforma, inserendo il comma 2-bis, vieta la trascrizione, anche sommaria, delle comunicazioni o conversazioni irrilevanti ai fini delle indagini. L'irrilevanza può essere collegata all'oggetto della conversazione o ai soggetti coinvolti, nonché ai dati personali sensibili. In applicazione del divieto, il verbale delle operazioni dovrà riportare solo la data, l'ora e il dispositivo su cui la registrazione è intervenuta. Inserendo il comma 2-ter, consente al PM di disporre - con decreto motivato - la trascrizione nel verbale delle comunicazioni e conversazioni ritenute irrilevanti ai sensi del comma 2-bis, quando egli le ritenga invece rilevanti per i fatti oggetto di prova. Quando le comunicazioni sono relative a dati sensibili, il PM può disporne la trascrizione solo se le ritiene necessarie a fini di prova. Il PM riceverà notizia di tali comunicazioni dall'annotazione della polizia giudiziaria prevista dall'art. 267, comma 4, al fine di potere assumere in prima persona la decisione circa la rilevanza/irrilevanza. La riforma distingue le comunicazioni irrilevanti ai fini delle indagini da quelle relative a dati sensibili: le prime potranno essere trascritte solo se il PM le giudica rilevanti per i fatti oggetto di prova; quelle relative a dati sensibili godono di maggior tutela in quanto potranno essere trascritte solo se ritenute necessarie a fini di prova.

Dall'insieme delle modifiche agli articoli 267 e 268 c.p.p. si evince che, quando l'ufficiale di polizia giudiziaria che procede all'intercettazione ascolta una comunicazione ritenuta irrilevante o relativa a dati sensibili, non la trascrive, neanche sommariamente. L'ufficiale dovrà annotare, anche sommariamente, i contenuti di quelle comunicazioni e conversazioni affinché il PM sappia che è stata operata questa scelta e possa compiere valutazioni diverse chiedendo la trascrizione anche di quelle comunicazioni.

OBBLIGO DEL SEGRETO Art. 329 C.P.P.

La riforma modifica l'art. 329 c.p.p. introducendo la parte evidenziata in grassetto: "Gli atti d'indagine compiuti dal pubblico ministero e dalla polizia giudiziaria, le richieste del pubblico ministero di autorizzazione al compimento di atti di indagine e gli atti del giudice che provvedono su tali richieste sono coperti dal segreto fino a quando l'imputato non ne possa avere conoscenza e, comunque, non oltre la chiusura delle indagini preliminari".

INTERCETTAZIONI MEDIANTE CAPTATORE INFORMATICO O TROJAN

Viene data attuazione alla delega con l'introduzione della disciplina delle intercettazioni tra presenti mediante immissione di captatori informatici in dispositivi elettronici portatili. In particolare, la riforma nterviene sull'art. 266 c.p.p., per specificare che in tutti i casi in cui sono consentite le intercettazioni di comunicazioni tra presenti, è consentito anche procedervi con l'inserimento di un captatore informatico su un dispositivo elettronico portatile.

Quando le comunicazioni tra presenti avvengono nel domicilio privato, l'intercettazione, anche con captatore, è consentita solo se vi è fondato motivo di ritenere che ivi si stia svolgendo un'attività criminosa. Questa forma di intercettazione è sempre consentita, e dunque anche nei luoghi di privata dimora indipendentemente dall'attualità dell'attività criminosa, quando si procede per uno dei delitti previsti dagli articoli 51, comma 3-bis e comma 3-quater c.p.p.(associazione per delinquere finalizzata alla tratta o alla riduzione e mantenimento in schiavitù o servitù o all'acquisto e vendita di schiavi; associazione per delinquere diretta a commettere taluno dei delitti di prostituzione minorile, pornografia minorile, detenzione di materiale pornografico, pornografia virtuale, iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile, violenza sessuale, quando il fatto è commesso in danno di un minore di 18 anni, atti sessuali con minorenne, corruzione di minorenne, violenza sessuale di gruppo su un minore di 18 anni e adescamento di minorenni; 416, associazione per delinquere realizzata allo scopo di commettere i delitti di cui agli articoli 12, commi 3 e 3-ter del TU immigrazione- ecc.).

La riforma modifica l'art. 268 c.p.p., sull'esecuzione delle operazioni di intercettazione, prevedendo che, per le operazioni di avvio e cessazione delle registrazioni mediante captatore informatico, l'ufficiale di polizia giudiziaria possa avvalersi di tecnici ausiliari.

INTERCETTAZIONI NEI PROCEDIMENTI PER DELITTI CONTRO LA P.A.

La riforma da attuazione al principio di delega relativo alla semplificazione delle condizioni di impiego delle intercettazioni delle conversazioni e delle comunicazioni telefoniche e telematiche nei procedimenti per i più gravi reati dei pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione.

A tal fine, individua tali delitti nei delitti dei pubblici ufficiali contro la p.a. puniti con la reclusione non inferiore nel massimo a 5 anni (si fa riferimento alla pena stabilita dalla legge per ciascun reato consumato o tentato, senza tenere conto della continuazione, della recidiva o delle circostanze del reato, tranne che si tratti di circostanze aggravanti ad effetto o efficacia speciale).

Si tratta, in astratto, delle seguenti fattispecie:

art. 314. Peculato;

art. 317. Concussione;

art. 318. Corruzione per l'esercizio della funzione;

art. 319. Corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio;

art. 319-ter. Corruzione in atti giudiziari;

art. 319-quater. Induzione indebita a dare o promettere utilità;

art. 322. Istigazione alla corruzione, nelle forme dell'induzione ad omettere o a ritardare un atto d'ufficio, ovvero a fare un atto contrario ai doveri d'ufficio;

art. 322-bis. Peculato, concussione, corruzione e istigazione alla corruzione di membri della Corte penale internazionale o degli organi delle Comunità europee e di funzionari delle Comunità europee e di Stati esteri;

art. 325. Utilizzazione d'invenzioni o scoperte conosciute per ragione di ufficio.

Quando si procede per uno di tali delitti, si applica l'art. 13 del decreto-legge n. 152 del 1991, che consente le intercettazioni anche in deroga all'art. 267 c.p.p., cioè in assenza dei gravi indizi di reato - sono sufficienti indizi di reato, anche non gravi - e del requisito dell'indispensabilità ai fini della prosecuzione delle indagini - l'intercettazione non deve essere indispensabile ma necessaria. La durata delle operazioni non può superare i 40 giorni (prorogabili dal giudice con decreto motivato per periodi successivi di 20 giorni o, in caso d'urgenza, prorogabili dal PM); il PM e l'ufficiale di polizia giudiziaria possono farsi coadiuvare nelle operazioni da agenti di polizia giudiziaria.

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Le altre novità della legge di bilancio 2018

Tutte le altre novità di interesse per la polizia locale, contenute nella legge di bilancio 2018.

COMMERCIO SU AREE PUBBLICHE

Le concessioni per il commercio su aree pubbliche vengono prorogate al 31 dicembre 2020.

Al fine di promuovere e garantire gli obiettivi di politica sociale connessi alla tutela dell'occupazione, le amministrazioni interessate prevedono, anche in deroga ai criteri del D.Lgs n. 59/2010 ( il cui art. 16 comma 1 prevede che: "Nelle ipotesi in cui il numero di titoli autorizzatori disponibili per una determinata attività di servizi sia limitato per ragioni correlate alla scarsità delle risorse naturali o delle capacità tecniche disponibili, le autorità competenti applicano una procedura di selezione tra i candidati potenziali ed assicurano la predeterminazione e la pubblicazione, nelle forme previste dai propri ordinamenti, dei criteri e delle modalità atti ad assicurarne l'imparzialità, cui le stesse devono attenersi"), specifiche modalità di assegnazione per coloro che, nell'ultimo biennio, hanno direttamente utilizzato le concessioni quale unica o prevalente fonte di reddito per sé e per il proprio nucleo familiare.

Con intesa sancita in sede di Conferenza unificata si provvede conseguentemente all'integrazione dei criteri, stabilendo ai fini della garanzia della concorrenza nel settore, il numero massimo di posteggi complessivamente assegnabili ad un medesimo soggetto giuridico, sia nella medesima area sia in diverse aree, mercatali e non mercatali.

DIVIETI DI COMMERCIALIZZAZIONE DI DETERMINATI PRODOTTI E CONSEGUENTI SANZIONI

Dal 1° gennaio 2019, e comunque previa notifica alla Commissione europea, è vietato commercializzare e produrre sul territorio nazionale i bastoncini per la pulizia delle orecchie che abbiano il supporto in plastica o comunque in materiale non biodegradabile e compostabile ai sensi della norma UNI EN 13432:2002 ed è obbligatorio indicare, sulle confezioni dei medesimi bastoncini, informazioni chiare sul corretto smaltimento dei bastoncini stessi, citando in maniera esplicita il divieto di gettarli nei servizi igienici e negli scarichi.

Dal 1° gennaio 2020 è vietato mettere in commercio prodotti cosmetici da risciacquo ad azione esfoliante o detergente contenenti microplastiche. Per la violazione di questo divieto è prevista una sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da 2.500 euro a 25.000 euro, aumentata fino al quadruplo del massimo se la violazione riguarda quantità ingenti di prodotti cosmetici oppure un valore della merce superiore al 20 per cento del fatturato del trasgressore. In caso di recidiva, si applica la sospensione dell'attività produttiva per un periodo non inferiore a dodici mesi. Le sanzioni sono applicate ai sensi della legge 24 novembre 1981, n. 689. Fermo restando quanto previsto in ordine ai poteri di accertamento degli ufficiali e degli agenti di polizia giudiziaria dall'articolo 13 della citata legge n. 689 del 1981, all'accertamento delle violazioni provvedono, d'ufficio o su denunzia, gli organi di polizia amministrativa. Il rapporto previsto dall'articolo 17 della citata legge n. 689 del 1981 è presentato alla camera di commercio, industria, artigianato e agri-coltura della provincia nella quale è stata accertata la violazione.

DOCUMENTO UNICO DI CIRCOLAZIONE

Viene prorogata al 1 gennaio 2019, la data a decorrere dalla quale la carta di circolazione, costituisce il documento unico contenente i dati di circolazione e di proprietà' degli autoveicoli, dei motoveicoli e dei rimorchi ricadenti nel regime dei beni mobili registrati.

GRADUATORIE DEI CONCORSI PUBBLICI ED ASSUNZIONI DEL PERSONALE

L'efficacia delle graduatorie dei concorsi pubblici per assunzioni a tempo indeterminato, vigenti alla data del 31 dicembre 2017 e relative alle amministrazioni pubbliche soggette a limitazioni delle assunzioni, è prorogata al 31 dicembre 2018, ferma restando la vigenza delle stesse fino alla completa assunzione dei vincitori e, per gli idonei, l'eventuale termine di maggior durata della graduatoria ai sensi dell'articolo 35, comma 5-ter, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 5-ter (Le graduatorie dei concorsi per il reclutamento del personale presso le amministrazioni pubbliche rimangono vigenti per un termine di tre anni dalla data di pubblicazione. Sono fatti salvi i periodi di vigenza inferiori previsti da leggi regionali).

Il termine per procedere alle assunzioni di personale a tempo indeterminato relative alle cessazioni verificatesi negli anni 2009, 2010, 2011 e 2012, è prorogato al 31 dicembre 2018 (gli enti pubblici possono procedere, per ciascun anno, previo effettivo svolgimento delle procedure di mobilità, ad assunzioni di personale a tempo indeterminato nel limite di un contingente di personale complessivamente corrispondente ad una spesa pari al 20 per cento di quella relativa al personale cessato nell'anno precedente. In ogni caso il numero delle unità di personale da assumere non può eccedere, per ciascun anno, il 20 per cento delle unità cessate nell'anno precedente) e le relative autorizzazioni ad assumere, ove previste, possono essere concesse entro il 31 dicembre 2018

Il termine per procedere alle assunzioni di personale a tempo indeterminato, relative alle cessazioni verificatesi negli anni 2013, 2014 e 2015, 2016, previste dall'articolo 3, commi 1 e 2, del D.L. 90/ 2014, convertito, con modificazioni, dalla L. 114/2014 (gli enti pubblici possono procedere, per l'anno 2014, ad assunzioni di personale a tempo indeterminato nel limite di un contingente di personale complessivamente corrispondente ad una spesa pari al 20 per cento di quella relativa al personale di ruolo cessato nell'anno precedente. La predetta facoltà ad assumere è fissata nella misura del 40 per cento per l'anno 2015, del 60 per cento per l'anno 2016, dell'80 per cento per l'anno 2017, del 100 per cento a decorrere dall'anno 2018), dall'articolo 66, commi 9-bis e 13-bis del D.L. 112/2008, convertito, con modificazioni, dalla L. 133/2008, è prorogato al 31 dicembre 2018 e le relative autorizzazioni ad assumere, ove previste, possono essere concesse entro il 31 dicembre 2018

Fermo restando il divieto di assunzione di personale a tempo indeterminato, le province possono prorogare fino al 31 dicembre 2018 i contratti di lavoro a tempo determinato nonché i contratti di collaborazione coordinata e continuativa, anche a progetto, per le strette necessità connesse alle esigenze di continuità dei servizi e nel rispetto del patto di stabilità interno e della vigente normativa di contenimento della spesa complessiva di personale.

Il divieto per la PA di stipulare contratti di collaborazioni continuate e continuative si applica a far data dal 1 gennaio 2019.

PRODUTTORI AGRICOLI

I produttori agricoli potranno dell'esercizio della vendita diretta, vendere prodotti agricoli, anche manipolati o trasformati, già pronti per il consumo, mediante l'utilizzo di strutture mobili nella disponibilità dell'impresa agricola, anche in modalità itinerante su aree pubbliche o private, oltre alla possibilità, già consentita, di lasciare consumare immediatamente dei prodotti oggetto di vendita, utilizzando i locali e gli arredi nella disponibilità del produttore agricolo, con l'esclusione del servizio assistito di somministrazione e sempre con l'osservanza delle prescrizioni generali di carattere igienico-sanitario.

PROROGA DELL'OBBLIGO DELL'ESERCIZIO IN FORMA ASSOCIATA DELLE FUNZIONI FONDAMENTALI PER I PICCOLI COMUNI

Sono prorogati al 31 dicembre 2018 i termini per l'esercizio in forma associata delle funzioni fondamentali per i comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti, ovvero fino a 3.000 abitanti se appartengono o sono appartenuti a comunità montane, esclusi i comuni il cui territorio coincide integralmente con quello di una o di più isole e il comune di Campione d'Italia. Le norme sull'obbligo di gestione in forma associata mediante unione di comuni o convenzione delle funzioni fondamentali, per questi comuni è dettata dall'art. 14 del D.L. 78/2010 conv. dalla L. 122/2010.

SISTRI - PROROGA DELL'ENTRATA IN VIGORE DEL PIENO REGIME

Viene prorogato al 31 dicembre 2018, il c.d. sistema "doppio binario", in cui continuano ad applicarsi gli adempimenti e gli obblighi relativi alla gestione dei rifiuti antecedenti alla disciplina del SISTRI e la moratoria delle nuove sanzioni.

Viene introdotto l'art. 194 bis nel Testo unico ambientale che prevede la possibilità che le modalità di compilazione e tenuta del registro di carico e scarico e del formulario di trasporto dei rifiuti possano essere effettuati in formato digitale. Il formato digitale potrà essere predisposto dal Ministero dell'ambiente, con decreto, sentiti il MIT, l'Agenzia per l'Italia digitale e l'Unioncamere. E' consentita la trasmissione della quarta copia del formulario tramite PEC. L'art. 194 bis, prevede poi una serie di norme riguardanti la prescrizione, il recupero del contributo, la previsione di modalità semplificate per la regolarizzazione della posizione contributiva degli utenti obbligati al pagamento dei contributi per il SISTRI

TAXI E NCC

Viene rinviato al 31 dicembre 2018 il termine per l'emanazione del decreto del Ministero delle infrastrutture e trasporti che dovrà introdurre le disposizioni attuative per impedire le pratiche di esercizio abusivo del servizio taxi e del servizio di noleggio con conducente e definire gli indirizzi generali per l'attività di programmazione e di pianificazione delle regioni, ai fini del rilascio, da parte dei Comuni, dei titoli autorizzativi. Il decreto dovrà essere emanato di concerto con il Ministero dello sviluppo economico, previa intesa con la Conferenza Unificata.

Viene prorogata al 31 dicembre 2018 anche la sospensione dell'efficacia delle norme di cui all'art. 29, comma 1-quater, del D.L. n. 207/2008, che prevedono l'ampliamento degli obblighi a carico degli esercenti del servizio di noleggio con conducente e alcune limitazioni allo svolgimento del servizio stesso.

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Demolizione degli edifici abusivi

Nella legge di bilancio 2018 è prevista un importante novità riguardante la creazione di un fondo per la demolizione degli edifici abusivi e una banca dati per il monitoraggio dell'abusivismo, inoltre è previsto l'obbligo per i Comuni di comunicare i dati relativi ai casi di abusivismo, con la previsione di sanzioni pecuniarie per dirigenti e funzionari inadempienti.

Nello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti è istituito un fondo per l'erogazione di contributi ai comuni di risorse necessarie agli interventi di demolizione di opere abusive, con una dotazione di 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2018 e 2019.

Con decreto del MIT, di concerto con il Ministro dell'ambiente, con il Ministro dei beni e delle attività culturali, il Ministro dell'economia e delle finanze, sentita la Conferenza unificata, sono definiti i criteri per l'utilizzazione e per la ripartizione del fondo.

I contributi sono erogati sulla base delle richieste adeguatamente corredate dalla documentazione amministrativa e contabile relativa alle demolizioni da eseguire, oppure dalle risultanze delle attività di accertamento tecnico e di predisposizione degli atti finalizzati all'acquisizione dei manufatti abusivi al patrimonio, da parte dei comuni e delle regioni.

Presso il MIT è istituita, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della legge di bilancio, la banca di dati nazionale sull'abusivismo edilizio, di cui si avvalgono le amministrazioni statali, regionali e comunali nonché gli uffici giudiziari competenti. Gli enti, le amministrazioni e gli organi a qualunque titolo competenti in materia di abusivismo edilizio, sono tenuti a condividere e trasmettere le informazioni relative agli illeciti accertati e ai provvedimenti emessi. In caso di tardivo inserimento dei dati nella banca di dati nazionale si applica una sanzione pecuniaria fino a euro 1.000 a carico del dirigente o del funzionario inadempiente. Con decreto del MIT sono definite le modalità di funzionamento, di accesso e di gestione della banca di dati.

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La resistenza non assorbe le lesioni volontarie aggravate

Secondo una recentissima sentenza della Cassazione penale, il reato di resistenza non assorbe il reato di lesioni personali aggravate prodotte contro un ufficiale o agente di polizia giudiziaria, ovvero un ufficiale o agente di pubblica sicurezza. I due reati concorrono.

La sentenza 57234/2017 della Cassazione penale ha in argomento la configurabilità dell'aggravante di cui all'art. 576, primo comma, n. 5-bis), c.p., in relazione al delitto di lesione personale volontaria contestato unitamente a quello di resistenza a pubblico ufficiale. Le più recenti decisioni affermano la configurabilità dell'aggravante del fatto commesso in danno di un pubblico ufficiale in riferimento al reato di lesione personale pur in presenza di una condotta di resistenza a pubblico ufficiale, e l'ammissibilità del concorso tra le due fattispecie incriminatrici (resistenza e lesioni personali volontarie aggravate), osservando che il delitto di cui all'art. 337 c.p. assorbe soltanto quel minimo di violenza che si concretizza nella resistenza opposta al pubblico ufficiale che sta compiendo un atto del proprio ufficio, non anche gli ulteriori atti violenti che, esorbitando da tali limiti, cagionino al pubblico ufficiale lesioni personali.

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Novità in materia di notificazione di atti giudiziari

Approvata definitivamente la legge di bilancio 2018 che prevede una serie di novità, fra le quali la modifica della L. 890/92, in materia di notificazione di atti giudiziari, fra cui si devono annoverare i verbali per le violazioni amministrative.

Le modifiche alla L. 20 novembre 1982, n. 890 sulle "notificazioni di atti a mezzo posta e di comunicazioni a mezzo posta connesse con la notificazione di atti giudiziari", riguardano innanzitutto la liberalizzazione che è in atto nel settore, per cui Poste Italiane non avrà più l'esclusiva nella notificazione degli atti giudiziari, ma alle medesime potranno provvedere i titolari di licenza.

Il rilascio della licenza individuale ai privati, per i servizi riguardanti le notificazioni di atti a mezzo della posta e di comunicazioni a mezzo della posta, connesse con la notificazione di atti giudiziari di cui alla legge 890/82, nonché per i servizi riguardanti le notificazioni a mezzo della posta previste dall'articolo 201 del codice della strada, deve essere subordinato a specifici obblighi del servizio universale con riguardo alla sicurezza, alla qualità, alla continuità, alla disponibilità e all'esecuzione dei servizi medesimi.

Per le notificazioni in materia penale e per quelle in materia civile e amministrativa, effettuate in corso di procedimento, sull'avviso di ricevimento e sul piego delle medesime, devono essere indicati come mittenti ( con indicazione dei relativi indirizzi, ivi compreso l'indirizzo di posta elettronica certificata, ove il mittente sia obbligato per legge a dotarsene), la parte istante o il suo procuratore o l'ufficio giudiziario, a seconda di chi abbia fatto richiesta della notificazione all'ufficiale giudiziario.

Quando il mittente ha indicato un indirizzo di posta elettronica certificata, l'operatore forma una copia per immagine su supporto analogico dell'avviso di ricevimento e provvede, entro due giorni dalla consegna del piego al destinatario, a trasmettere con modalità telematiche, la copia dell'avviso al mittente. In alternativa, l'avviso di ricevimento può essere originato direttamente in formato elettronico. L'originale dell'avviso di ricevimento trasmesso in copia è conservato presso l'operatore postale, dove il mittente può ritirarlo. Il duplicato dell'avviso di ricevimento può essere rilasciato in formato cartacea o, su richiesta, elettronica nel rispetto delle disposizioni vigenti. Per ogni piego smarrito, l'operatore postale incaricato corrisponde un indennizzo pari a dieci volte il prezzo corrisposto.

Viene abrogata la parte che prevede la comunicazione di avvenuta notifica (CAN) che avviene con lettera raccomandata, quando il piego non viene consegnato personalmente al destinatario.

L'avviso deve contenere l'indicazione del soggetto che ha richiesto la notifica e del suo eventuale difensore, dell'ufficiale giudiziario al quale la notifica è stata richiesta e del numero di registro cronologico corrispondente, della data di deposito e dell'indirizzo del punto di deposito, nonché l'espresso invito al destinatario a provvedere al ricevimento del piego a lui destinato mediante ritiro dello stesso, entro il termine massimo di sei mesi, con l'avvertimento che la notificazione si ha comunque per eseguita trascorsi dieci giorni dalla data di spedizione della lettera raccomandata di avviso del tentativo di notifica (e non più entro dieci giorni dalla data di deposito) e che, decorso inutilmente anche il predetto termine di sei mesi, l'atto sarà restituito al mittente. La notificazione si ha per eseguita dalla data del ritiro del piego, se anteriore al decorso del termine di dieci giorni di cui sopra.

Fermo restando quanto previsto dall'articolo 201, comma 3, del codice della strada, ( "Alla notificazione si provvede a mezzo degli organi indicati nell'art. 12, dei messi comunali o di un funzionario dell'amministrazione che ha accertato la violazione, con le modalità previste dal codice di procedura civile, ovvero a mezzo della posta, secondo le norme sulle notificazioni a mezzo del servizio postale. Nelle medesime forme si effettua la notificazione dei provvedimenti di revisione, sospensione e revoca della patente di guida e di sospensione della carta di circolazione. Comunque, le notificazioni si intendono validamente eseguite quando siano fatte alla residenza, domicilio o sede del soggetto, risultante dalla carta di circolazione o dall'archivio nazionale dei veicoli istituito presso il Dipartimento per i trasporti terrestri o dal P.R.A. o dalla patente di guida del conducente"), sono restituiti al mittente in raccomandazione e con indicazione del motivo del mancato recapito, gli invii che non possono essere consegnati per i seguenti motivi: destinatario sconosciuto, trasferito, irreperibile, deceduto, indirizzo inesatto, indirizzo insufficiente, indirizzo inesistente.

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Riordino delle disposizioni legislative in materia di Protezione Civile

Riordino delle disposizioni legislative in materia di sistema nazionale della protezione civile in attuazione della L. 16/3/17 n. 30.

Il decreto legislativo provvede alla "ricognizione, riordino, coordinamento, modifica e integrazione delle disposizioni legislative vigenti che disciplinano il Servizio nazionale della protezione civile e le relative funzioni" in attuazione di quanto previsto dall'art. 1, comma , della Legge di delega n. 30/2017.

Recepisce tutto ciò che già oggi costituisce la struttura portante dell'ordinamento in materia di sistema nazionale della protezione civile e contiene, nei diversi ambiti e secondo gli indirizzi specificati dai principi di delega, elementi di sviluppo e di evoluzione derivanti dall'analisi degli interventi di protezione civile posti in essere a partire dagli anni 90, alla luce delle evoluzioni intervenute nel quadro costituzionale e legislativo, anche in altri settori di portata più generale come ad esempio il Codice degli Appalti, il Codice del Terzo settore e il riordino delle Province.

Con l'obiettivo di procedere alla semplificazione dell'ordinamento in materia, dispone l'abrogazione di una serie di provvedimenti che si sono succeduti negli anni.

I principali miglioramenti del quadro normativo che il provvedimento contiene, concentrando l'attenzione sull'impatto che le nuove disposizioni si propongono di avere sull'operatività del Servizio Nazionale della protezione civile. Essi riguardano:

- il rafforzamento della dimensione sistemica dell'azione di protezione civile, che viene immediatamente focalizzata come funzione esercitata collettivamente dall'intero Servizio Nazionale;

- la separazione della funzione di indirizzo politico, propria dei livelli istituzionali, da quella di gestione operativa e amministrativa, articolata nelle diverse strutture territoriali e nazionali;

- il riallineamento delle competenze dei livelli territoriali con contestuale piena responsabilizzazione nell'esercizio delle attività di protezione civile, per le quali viene confermato il ciclo articolato in previsione, prevenzione, pianificazione, gestione e superamento delle emergenze;

- la precisazione degli ambiti di intervento del Servizio nazionale circoscritti agli eventi che hanno specifico rilievo ai fini di protezione civile e articolati sulla base dei parametri di intensità o estensione degli eventi e della modalità di organizzazione della risposta operativa;

- il riordino delle disposizioni in tema di sistemi di allertamento, per assicurare il consolidamento e lo sviluppo delle reti di monitoraggio e sorveglianza e il miglioramento delle attività di comunicazione e informazione, nei riguardi delle componenti e strutture operative del Servizio nazionale e della popolazione;

- la focalizzazione sull'azione di pianificazione in materia di protezione civile, che viene specificamente disciplinata anche ai fini delle modalità di verifica periodica e costante aggiornamento, in particolare per quanto concerne l'individuazione di ambiti ottimali, a livello territoriale, nei quali assicurare l'effettivo svolgimento delle attività di protezione civile, con l'impegno di assicurarne l'organizzazione e il funzionamento, garantendo la sostenibilità della filiera operativa a tutela della popolazione;

- il potenziamento della capacità di preparazione e risposta alle emergenze di rilievo nazionale;

- il riordino degli strumenti finanziari articolati nei tre fondi, già oggi esistenti, espressamente richiamati dal legislatore delegante: fondo nazionale della protezione civile, che viene precisamente finalizzato alle attività di previsione e prevenzione, strutturale -entro limiti precisi- e non strutturale di protezione civile·; fondo per le emergenze nazionali; fondo regionale di protezione civile;

- il rafforzamento degli strumenti di partecipazione e cittadinanza attiva, mediante un più incisivo coinvolgimento delle popolazioni in tutte le fasi di attività, a partire dalla pianificazione di protezione civile;

- il riordino della disciplina in materia di partecipazione del volontariato organizzato di protezione civile, in coerenza con le finalità del Codice del Terzo Settore e in virtù di apposita autorizzazione contenuta nel medesimo Codice;

- il riordino e l'aggiornamento di una serie di disposizioni particolari in termini di operatività del Servizio nazionale e, specificamente, del Dipartimento della protezione civile operante presso la Presidenza del Consiglio dei ministri;

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Responsabilità per i danni causati dalle buche presenti sulle strade

Configurazione della responsabilità per danni a persone o cose derivati dalle buche presenti sulle strade. Una recentissima ordinanza della Cassazione civile.

L' Ordinanza della Cassazione Civile, Sez. 3 N. 29634/2017, tratta il tema delle insidie stradali e della responsabilità dell'ente pubblico per i danni derivanti da tali insidie, agli utenti delle strade e quale sia la forma di responsabilità dell'ente proprietario. La responsabilità è fondata sulla violazione di un obbligo di custodia ex art. 2051 c.c. oppure sul principio del neminem laedere ex art. 2043 c.c.

L'applicabilità dell'una o dell'altra norma implica, sul piano eziologico e probatorio, diversi accertamenti e coinvolge distinti temi d'indagine, trattandosi di accertare, nel primo caso, se sia stato attuato un comportamento commissivo od omissivo, dal quale è derivato un pregiudizio a terzi, dovendo prescindere, invece, nel caso di responsabilità per danni da cosa in custodia, dal profilo del comportamento del custode, che è elemento estraneo alla struttura della fattispecie normativa di cui all'art. 2051 c.c., nella quale il fondamento della responsabilità è costituito dal rischio, che grava sul custode, per i danni prodotti dalla cosa che non dipendano dal caso fortuito. Mentre quindi l'azione ai sensi dell'art. 2043 cod. civ. comporta la necessità, per il danneggiato, di provare l'esistenza del dolo o della colpa a carico del danneggiante, nel caso di azione fondata sull'art. 2051 cod. civ. la responsabilità del custode è prevista dalla legge per il fatto stesso della custodia, potendo questi liberarsi soltanto attraverso la gravosa dimostrazione del fortuito.

Ne consegue un'ovvia differenza in ordine ai temi di indagine ed al riparto dell'onere della prova, perché nel primo caso il danneggiato dovrà attivarsi a dimostrare qualcosa, mentre nel secondo sarà il danneggiante a doversi attivare.

Nella fattispecie, la menomazione subita dalla danneggiata è direttamente riconducibile alla caduta della quale la stessa è stata vittima e la caduta è avvenuta solo ed esclusivamente per la profondità della buca che non era segnalata e per la pessima manutenzione della strada; è evidente, pertanto, che i due profili della mancanza di manutenzione e dell'omessa segnalazione attengono a profili di presunta colpa dell'amministrazione comunale, riferibili alla fattispecie di cui all'art. 2043 c.c. ; pertanto, la decisione da parte del giudice del rinvio sarà emessa sulla base dei criteri della responsabilità extracontrattuale ex art. 2043 c.c.

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Reato di estorsione e di rapina

Reato di estorsione e di rapina, similitudini e differenze in una recente sentenza della Cassazione penale.

Secondo la Cassazione penale, sentenza 54864/2017: "La rapina si differenzia dall'estorsione in virtù del fatto che in essa il reo sottrae la cosa esercitando sulla vittima una violenza o una minaccia diretta e ineludibile, mentre nell'estorsione la coartazione non determina il totale annullamento della capacità del soggetto passivo di determinarsi diversamente. L'accertamento dell'idoneità e della direzione non equivoca degli atti del tentativo deve essere svolto sulla base di un giudizio "ex ante" che tenga conto delle intrinseche connotazioni dell'atto stesso, e, quindi, della concreta situazione ambientale in cui l'atto è stato posto in essere, nonché della connotazione storica del fatto, delle sue effettive implicazioni con riferimento alla posizione dell'agente e del destinatario della condotta".

Nella fattispecie, l'imputato è stato dichiarato responsabile del reato di tentata estorsione in danno di una donna, alla quale aveva tentato di sottrarre un telefono mediante violenza, non portando a compimento l'azione delittuosa per cause indipendenti dalla sua volontà. Nella valutazione ex ante, la violenza fisica esercitata unitamente all'intimazione di consegna del telefono, risultò diretta alla sottrazione della cosa, e solo la capacità della donna a far fronte alla situazione, impedì il compimento dell'azione delittuosa; la reazione della donna, sulla base della conforme ricostruzione in fatto della vicenda effettuata in sede di merito, non poteva considerarsi conseguenziale alla decisione di sottrarsi ad una pretesa estorsiva. Si configurava quindi per la fattispecie il reato di rapina nella forma tentata.

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Il rilascio del Permesso di costruire con la clausola "fatti salvi i diritti di terzi"

Il rilascio del Permesso di costruire, con la clausola "fatti salvi i diritti di terzi" non esonera il Comune dalle responsabilità per lesione di diritti di terzi - Consiglio di Stato sentenza 5475/2017.

La vicenda vede i proprietari di fabbricato ubicato in posizione più elevata (proprietari X) rispetto al fabbricato appartenente ad un altro proprietario (fabbricato Y) chiedere il risarcimento danni ad un Comune, per i fatti sotto narrati.

Il proprietario, del fabbricato (Y) collocato in basso, aveva richiesto autorizzazione edilizia per realizzare sul lastrico solare del proprio edificio una tettoia in legno con copertura, negata con provvedimento impugnato dall'interessato con ricorso respinto con sentenza del T.A.R.

Avverso tale sentenza il proprietario del fabbricato Y, proponeva appello in ordine al quale, con sentenza del Consiglio di Stato, è stata dichiarata cessata la materia del contendere in relazione al successivo rilascio dell'autorizzazione.

L'autorizzazione il cui provvedimento è stato impugnato dal proprietario del fabbricato X, è stato annullato con sentenza del T.A.R. Il controinteressato, proprietario del fabbricato Y, ha proposto appello, avverso questa sentenza che è stato dichiarato improcedibile con sentenza del Consiglio di Stato, per sopravvenuta carenza di interesse in relazione all'intervenuto rilascio di concessione edilizia in sanatoria.

Con ricorso in primo grado i proprietari del fabbricato X, hanno quindi proposto domanda risarcitoria nei confronti del Comune di Finale Ligure in relazione al danno conseguente alla diminuzione di valore del proprio immobile per compromissione della veduta panoramica sul lido e sul mare, conseguente alla realizzazione della tettoia.

Con sentenza n. 1995 del 31 luglio 2009 il T.A.R. per la Liguria ha rigettato la domanda risarcitoria.

E' stato proposto appello al Consiglio di Stato e dopo il deposito di memorie di replica, l'appello è stato discusso e riservato per la decisione. La decisione ha avuto il seguente esito:

Sia ammissibile una domanda risarcitoria nei confronti dell'Amministrazione che abbia rilasciato il titolo autorizzatorio, poi annullato, che ha consentito la realizzazione della tettoia, e quindi l'esclusione o la limitazione della servitù di veduta, e che, dopo l'annullamento, e in pendenza di appello avverso sentenza non sospesa, abbia ritardato, o non abbia assunto tempestivamente i provvedimenti repressivi, poi definitivamente esclusi dal rilascio di una concessione in sanatoria.

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La Misura sostitutiva del lavoro di pubblica utilità

La Misura sostitutiva del lavoro di pubblica utilità, consiste nella prestazione di un'attività lavorativa non retribuita a favore della collettività che può essere svolta presso lo Stato, le regioni, le province, i comuni o presso enti e organizzazioni di assistenza sociale o volontariato, che hanno sottoscritto con il Ministro, o con i Presidenti dei Tribunali delegati, apposita convenzione.

I soggetti che possono svolgere il lavoro di pubblica utilità sono:

- Gli imputati per i reati previsti dal Codice della Strada di guida sotto l'influenza dell'alcool (art. 186) e guida in stato di alterazione psico-fisica per uso di sostanze stupefacenti (art. 187), e la misura è adottata quale condanna sostitutiva della pena comminata;

- Gli imputati in stato di sospensione del procedimento con messa alla prova. (Nei procedimenti per reati puniti con la sola pena edittale pecuniaria o con la pena edittale detentiva non superiore nel massimo a quattro anni, sola, congiunta o alternativa alla pena pecuniaria, nonché per i delitti indicati dal comma 2 dell'articolo 550 del codice di procedura penale, l'imputato può chiedere la sospensione del processo con messa alla prova);

Le attività lavorative sono previste nei seguenti ambiti:

- Attività di supporto, anche informatico e di accompagnamento, presso il Settore Politiche Sociali, Sanitarie e abitative e presso il Settore Istruzione e Rapporti con l'Università;

- Sicurezza ed educazione stradale, presso il Settore Polizia Municipale e Politiche delle Sicurezze, attività di supporto, anche informatico, logistiche, manutentive e operative relative alla realizzazione di campagne di educazione stradale verso utenti deboli, alla partecipazione alle attività informative e promozionali in collaborazione con i volontari della Polizia Municipale e alle attività di tipo statistico, revisione programmi, elaborazioni attività di educazione stradale;

- Attività di supporto, anche informatico, logistiche, manutentive e operative per la messa in sicurezza e manutenzione di strade e di edifici pubblici presso il Settore Manutenzione e Logistica;

- Attività di supporto, anche informatico, logistiche e operative per la messa in sicurezza e la manutenzione di aiuole e più in generale del verde pubblico e di contributo alla gestione dell'anagrafe canina e più in generale di banche dati presso il Settore Ambiente e Protezione Civile;

L'attività non retribuita in favore della collettività viene svolta dai condannati in conformità con quanto disposto nella sentenza di condanna, nella quale il giudice indica il tipo e la durata del lavoro di pubblica utilità.

Deve essere individuato un coordinatore operativo, per l'Ente che ha stipulato una convenzione con il Tribunale.

L'ente che ha stipulato la convenzione, è disponibile a far svolgere, a chi lo richieda, il lavoro di pubblica utilità. La richiesta deve essere inoltrata di norma tramite il legale dell'interessato con l'indicazione dei dati necessari.

Per quanto riguarda il lavoro di pubblica utilità svolto per il reato di cui all'art. 186 del Codice della Strada, in applicazione dell'articolo 54 del D. Lgs 274/2000, e dell'articolo 2, comma 1, del decreto ministeriale 26 marzo 2001, le sentenze o i decreti penali di condanna, devono essere trasmessi agli indirizzi indicati dagli enti disponibili, di norma accompagnati dalla richiesta del legale.

Per quanto attiene all'istituto della sospensione del procedimento con messa alla prova, ai sensi della L. 67/2014 e del decreto del Ministero della Giustizia 8 giugno 2015, n. 88, il coordinatore operativo acquisirà direttamente dal U.E.P.E. il verbale di sottoposizione alla messa alla prova.

Per il lavoro di pubblica utilità svolto in applicazione dell'art. 186 C.d.S, il Coordinatore provvede a trasmettere all'Organo di controllo indicato nella sentenza/decreto penale (Questura, Carabinieri, U.E.P.E.) il piano di lavoro concordato con il condannato e a segnalare eventuali violazioni dell'obbligo di svolgimento dell'attività.

Per l'applicazione del lavoro di pubblica utilità, nella sospensione del procedimento con messa alla prova, il coordinatore provvede a trasmettere al U.E.P.E. il piano di lavoro concordato con l'imputato e a segnalare eventuali violazioni dell'obbligo di svolgimento dell'attività.

I suddetti organi di controllo, o i soggetti da loro delegati, possono eseguire attività di controllo presso gli enti dove viene svolto il lavoro di pubblica utilità.

Alla conclusione dell'attività, il coordinatore trasmette ai competenti Uffici del Tribunale, agli organi di controllo e all'avvocato difensore una relazione finale sull'attività svolta, ai fini di quanto previsto nella convenzione con il Tribunale, nell'ambito del singolo procedimento.

L'Ente trasmette al Tribunale una relazione semestrale sui lavori di pubblica utilità svolti nel periodo.

Ai lavoratori di pubblica utilità l'Ente garantisce copertura assicurativa INAIL, indumenti e dispositivi di protezione individuale (se necessari per l'attività svolta).

In materia di 186 e 187 del C.d.S. caso di svolgimento positivo del lavoro di pubblica utilità, il giudice fissa una nuova udienza e dichiara estinto il reato, dispone la riduzione alla metà della sanzione della sospensione della patente e revoca la confisca del veicolo sequestrato.

In materia di sospensione del procedimento con messa alla prova, l'esito positivo della prova estingue il reato per cui si procede.

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Rilevanza ai fini paesaggistici di camper, roulotte e case mobili

Sono rilevanti ai fini paesaggistici i mezzi autonomi di pernottamento quali le roulotte, i maxi caravan e case mobili, anche se si trovano entro il perimetro delle strutture ricettive. Sentenza 246/2017 della Corte Costituzionale.

Viene sollevata la questione di legittimità costituzionale della L.R. Campania n. 4/2011, nella parte in cui modifica l'art. 2, comma 1, della legge della Regione Campania 26 marzo 1993, n. 13 (Disciplina dei complessi turistico-ricettivi all'aria aperta), che dispone che «non costituiscono attività rilevanti ai fini urbanistici, edilizi e paesaggistici» i mezzi autonomi di pernottamento collocati all'interno dei campeggi, quando conservino «i meccanismi di rotazione in funzione», non possiedano «alcun collegamento di natura permanente al terreno» e presentino «gli allacciamenti alle reti tecnologiche, gli accessori e le pertinenze removibili in ogni momento.

Il Consiglio di Stato che è investito dell'appello contro la sentenza del Tribunale amministrativo regionale per la Campania, che ha annullato l'ordinanza di demolizione di case mobili, strutture in ferro e roulotte, emessa da un Ente di Parco Nazionale, solleva la questione di legittimità costituzionale. Ad avviso del Consiglio di Stato, la norma censurata violerebbe la competenza esclusiva statale in materia di ambiente e si porrebbe in contrasto con l'art. 146 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio) che impone di ottenere l'autorizzazione paesaggistica per gli interventi nelle zone vincolate.

La Corte Costituzionale ritiene fondata la questione di legittimità costituzionale e dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 1, comma 129, della legge della Regione Campania 15 marzo 2011, n. 4, nella parte in cui sostituisce l'art. 2 della legge della Regione Campania 26 marzo 1993, n. 13 (Disciplina dei complessi turistico-ricettivi all'aria aperta), limitatamente alle parole «e paesaggistici», contenute nel comma 1 di tale articolo (I campeggi sono esercizi ricettivi aperti al pubblico a gestione unitaria, attrezzati in aree recintate per la sosta in apposite piazzole e per il soggiorno di turisti provvisti, di norma, di unità abitative quali tende ed altri mezzi autonomi di pernottamento, quali roulotte, maxi caravan e case mobili. Tali installazioni anche se collocate permanentemente entro il perimetro delle strutture ricettive regolarmente autorizzate, non costituiscono attività rilevanti ai fini urbanistici, edilizi "e paesaggistici" (è dichiarato illegittimo dalla sentenza 246/17).

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L. 103/2017 c.d. Riforma Orlando, direttive dell'autorità giudiziaria


La nuova disciplina in materia di elezione di domicilio presso il difensore d'ufficio, in tema di informazioni e di avviso della richiesta di archiviazione alla persona offesa, introdotta con la L. 103/2017. Le direttive dell'autorità giudiziaria.

Nel corso dell'identificazione la polizia giudiziaria deve invitare la persona "a dichiarare o a eleggere domicilio ai sensi dell'art. 161".

- l'art. 161, comma 1, c.p.p. prevede espressamente che la polizia giudiziaria nel primo atto compiuto con la presenza della persona sottoposta a indagini la invita a dichiarare o eleggere domicilio avvisandola che "ha l'obbligo di comunicare ogni mutamento del domicilio dichiarato o eletto e che in mancanza di tale comunicazione o nel caso di rifiuto di dichiarare o eleggere domicilio, le notificazioni verranno eseguite mediante consegna al difensore";

- l'art. 161, comma 4 sec. per., prevede l'esecuzione delle notificazioni al difensore anche quando "la dichiarazione o l'elezione di domicilio" di cui al comma 1 "mancano o sono sufficienti o inidonee".

Dunque:

a) la persona è invitata a dichiarare il proprio domicilio in uno dei luoghi indicati dall'art. 157, comma 1, c.p.p. (previsti per la prima notifica all'indagato libero), che sono: la casa di abitazione o luogo in cui esercita l'attività lavorativa; ovvero a eleggere domicilio per le notificazioni (così individuando luogo e persona che riceveranno per suo conto le notifiche);

b) contestualmente è avvisata:

- che nel caso di rifiuto a dichiarare o eleggere domicilio le notifiche saranno effettuate al difensore;

- che ha l'obbligo di comunicare ogni mutamento del domicilio indicato (dichiarato o eletto) e che in mancanza di tale comunicazione le notifiche saranno effettuate al difensore;

c) comunque, nel caso di 1) mancanza, 2) insufficienza; 3) inidoneità della dichiarazione o elezione di domicilio le notificazioni saranno eseguite mediante consegna al difensore.

Il procedimento delineato prevede, in definitiva, la notifica al difensore in una serie di casi:

- mancata comunicazione del mutamento del domicilio dichiarato o eletto (comma 1);

- rifiuto di dichiarare o eleggere domicilio (comma 1);

- dichiarazione o elezione di domicilio mancante, insufficiente o inidonea (comma 4, sec. per.).

Infine, la norma si riferisce univocamente al difensore, senza specificazione alcuna, quindi a questo (di fiducia o d'ufficio), anche nominato successivamente vanno effettuate le notifiche nei casi previsti.

Nomina del difensore d'ufficio e notifica al difensore (d'ufficio)

L'individuazione del difensore di ufficio da parte della polizia giudiziaria avviene ai sensi dell'art. 97, commi 2 e 3, c.p.p. e segue l'invito a nominare un difensore (di fiducia) e alla mancata nomina da parte della persona sottoposta a indagini.

L'invito a nominare il difensore è obbligatorio per la polizia giudiziaria in alcune ipotesi (ad es. artt. 97, comma 3, 350, comma 1, 356 c.p.p.).

La polizia giudiziaria procede anche in altri casi all'invito e alla successiva individuazione del difensore d'ufficio.

Inoltre, la nomina del difensore d'ufficio, in assenza di nomina del difensore di fiducia, consente, non solo l'immediata comunicazione allo stesso, ma anche alla persona di conoscere il nominativo di colui che potrà ricevere le notifiche in sua vece nei casi previsti in precedenza ricordati.

Dunque, in tali ipotesi (non obbligatorietà dell'invito e dell'individuazione del difensore d'ufficio), se correttamente applicate le norme, è assicurata la possibilità del difensore d'ufficio di prendere immediato contatto con la persona (se la comunicazione della nomina è tempestiva perché effettuata alla presenza della persona stessa), così come quest'ultima avrà la possibilità di prendere contatto col difensore nominato di cui gli vengono forniti tutti gli estremi.

Elezione di domicilio presso il difensore d'ufficio. Le nuove disposizioni

L'art. 162, comma 4-bis prevede: "L'elezione di domicilio presso il difensore d'ufficio non ha effetto se l'autorità che procede non riceve, unitamente alla dichiarazione di elezione, l'assenso del difensore domiciliatario". La nuova disposizione, pur se inserita nell'art. 162 c.p.p., affronta - testualmente - il solo tema degli effetti dell'elezione di domicilio presso il difensore di ufficio nominato che, come ricordato, può avvenire in vari casi (e non solo in quello in esame in cui vi è il primo contatto con la polizia giudiziaria):

a) nel primo atto in cui la persona indagata entra in contatto con la polizia giudiziaria (contestualmente all'identificazione nei cui confronti sono svolte indagini ovvero quando compie un atto "garantito"), col pubblico ministero o col giudice (art. 161 comma 1 c.p.p.);

b) nel caso di delega all'identificazione/invito a nominare un difensore/a dichiarare o eleggere domicilio;

c) nei casi di cui all'art. 161 comma 2 c.p.p. o 369-bis c.p.p.

Dal testo della norma risulta che nessuna modifica è apportata:

a) in tema di invito a dichiarare o eleggere domicilio (art. 161 comma 1 c.p.p.) e sui relativi effetti (art. 161, comma 4 ult. per., c.p.p.);

b) alle disposizioni sull'invito a nominare il difensore e sulla individuazione e nomina del difensore d'ufficio,

La disposizione disciplina espressamente solo l'elezione di domicilio presso il difensore d'ufficio stabilendo la rinunciabilità dell'elezione di domicilio da parte del difensore d'ufficio, ovvero il rifiuto di ricevere la notifica quale domiciliatario.

L'effetto dell'elezione di domicilio quindi non si verifica "se l'Autorità che procede non riceve, unitamente alla dichiarazione di elezione, l'assenso del difensore domiciliatario". Nello stesso momento devono pervenire alla medesima Autorità procedente - che può essere rappresentata dalla polizia giudiziaria, dal pubblico ministero o dal giudice (cfr. art. 161, comma 1, c.p.p.) - la dichiarazione e l'assenso.

Il testo della norma evidenzia che l'assenso deve essere espresso in modo univoco e che non è possibile desumerlo in modo indiretto,

Si ritiene quindi che la polizia giudiziaria nel caso in esame possa, individuato il difensore d'ufficio, comunicare contestualmente alla nomina l'intervenuta elezione di domicilio, raccogliendone l'eventuale assenso. Tale attività deve (stante la necessaria immediatezza) essere svolta a mezzo telefono (al recapito indicato dall'Ufficio centralizzato di cui all'art. 97 comma 2 c.p.p.) con attestazione della comunicazione e della volontà espressa.

L'immediato contatto telefonico col difensore d'ufficio potrà consentire a quest'ultimo, nell'ambito della medesima comunicazione attivata dalla polizia giudiziaria, consentire al legale di colloquiare con la persona sottoposta a indagini al fine di assumere le sue determinazioni.

Solo nel caso in cui si concluda positivamente e tempestivamente tale procedimento l'elezione di domicilio avrà "effetto" e, per assicurare la piena conoscenza di tutti i dati al difensore, gli sarà inviata copia del verbale contenente l'elezione di domicilio (e tutti i dati ivi presenti). In caso contrario l'elezione di domicilio sarà inidonea (o mancante), anche all'esito di un ulteriore avvertimento alla persona sottoposta a indagine di tale conseguenza derivante dal mancato assenso.

In conclusione, la polizia giudiziaria:

a) procederà all'identificazione della persona nei cui confronti svolge indagini e la inviterà a nominare un difensore;

b) procederà agli avvisi previsti dall'art. 161 c.p.p.;

c) potrà o dovrà procedere, qualora l'interessato non indichi un difensore di fiducia, alla individuazione del difensore d'ufficio, con le modalità previste dall'art. 97 c.p.p.;

d) procederà a verbalizzare la volontà della persona sottoposta a indagini circa la dichiarazione o elezione di domicilio;

e) procederà, nel caso di elezione di domicilio presso il difensore d'ufficio, a comunicarne la nomina e a richiedere l'assenso anche solo verbale (al numero di telefono, fornito dall'Ufficio centralizzato contattato ritualmente). Consentirà anche il contatto telefonico tra difensore e persona sottoposta a indagini (dandone atto a verbale). Successivamente:

- nel caso di assenso, ne darà atto a verbale e la dichiarazione di domicilio produrrà i suoi effetti;

- nel caso in cui non riesca a contattare tempestivamente il difensore e/o non riceva l'assenso, darà atto della circostanza e avviserà l'interessato che l'elezione di domicilio è priva di effetti, perciò inidonea (o mancante), con le conseguenze di cui all'art. 161, comma 4 secondo periodo c.p.p., invitandolo nuovamente a provvedere a quanto previsto dall'art. 161 comma 1 c.p.p.;

Informazioni e avviso della richiesta di archiviazione alla persona offesa

Il comma 26 dell'art. 1 della L. 103/2017, introduce all'art. 335 c.p.p. il comma 3-ter: "Senza pregiudizio del segreto investigativo, decorsi sei mesi dalla data di presentazione della denuncia, ovvero della querela, la persona offesa dal reato può chiedere di essere informata dall'autorità che ha in carico il procedimento circa lo stato del medesimo".

L'art. 335, comma 3, già prevede il diritto alla comunicazione delle iscrizioni alla persona offesa (pendenza del fascicolo con relativo numero, qualificazione giuridica del fatto rubricato, generalità dell'indagato).

Si aggiunge un nuovo e più ampio diritto che già emergeva dall'art. 90-bis, comma 1 lett. b), c.p.p., circa la facoltà della persona offesa di ricevere comunicazione "dello stato del procedimento e delle iscrizioni di cui all'art. 335, commi 1 e 2".

La nuova disposizione attribuisce, a chi sia qualificabile persona offesa, anche il diritto ad ottenere la conoscenza dello "stato del procedimento", dunque di conoscere se è stata richiesta la proroga, sé è stato emesso avviso ex art. 415-bis c.p.p., se è stata richiesta la data di udienza al Tribunale monocratico, ecc. Insomma tutti gli atti ostensibili idonei a consentire la conoscenza dello stato di avanzamento del procedimento, con l'evidente limite del "segreto investigativo" relativo alle specifiche attività coperte da riserbo (richieste cautelari, intercettazioni, attività a sorpresa).

La comunicazione è consentita solo decorso il termine di sei mesi dalla presentazione della querela o della denuncia, indipendentemente dalla data di iscrizione della notizia di reato.

Vi è la conseguente modifica dell'art. 90-bis, comma 1 lett. b), c.p.p., con l'inserimento della necessità di esplicitare, nell'avviso alla persona offesa, la facoltà oggi prevista dall'art. 335 comma 3-ter.

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Motivi della mancata contestazione immediata

Il motivo della mancata contestazione immediata dell' "accertamento della violazione per mezzo di appositi apparecchi di rilevamento direttamente gestiti dagli organi di Polizia stradale e nella loro disponibilità che consentono la determinazione dell'illecito in tempo successivo poiché il veicolo oggetto del rilievo è a distanza dal posto di accertamento o comunque nell'impossibilità di essere fermato in tempo utile o nei modi regolamentari" per la Cassazione civile non è sufficiente in alcuni casi e deve essere integrato da altre motivazioni. Questo è ciò che ha stabilito la Suprema Corte in una recente ordinanza.

Con l'ordinanza n. 27771 pubblicata il 22/11/2017, la Cassazione Civile, non accogliendo il ricorso di un Comune, non ritiene sufficiente la motivazione prevista dal comma 1 bis lett. e) dell'art. 201 del C.d.S., laddove si sia in presenza di una strada extraurbana secondaria ed il tratto oggetto delle rilevazioni di velocità tramite apparecchiatura elettronica sia un rettilineo.

In questo caso la Suprema Corte, implicitamente entra nel merito delle modalità di organizzazione del servizio, indicando che "dato che il tratto di percorrenza, controllato da autovelox, era un rettilineo, in via di principio, nulla impediva agli organi di Polizia stradale di posizionarsi in modo tale che, visionata con i propri strumenti la velocità delle autovetture in transito, potessero fermare l'autovettura di cui si era rilevato l'eccesso di velocità, per gli adempimenti inerenti alla contestazione. Ed essendo ciò possibile il verbale di contestazione non poteva limitarsi a rilevare che l'accertamento di che trattasi era stato effettuato mediante autovelox, perché avrebbe dovuto specificare la ragione per la quale non era stata possibile la contestazione immediata". Questa attività però, può essere svolta solo con una pattuglia "a monte" che dispone dell'ausilio dell'apparecchiatura elettronica di controllo della velocità ed una "a valle" che provvede ad effettuare la contestazione immediata. Questa decisione potrebbe portare ad abbandonare modalità operative che fino ad oggi erano utilizzate, avvalendosi di ciò che era previsto dal comma 1 bis lett. e) dell'art. 201 del C.d.S.

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La Circolare del Ministero dell'Ambiente sulla disciplina delle matrici materiali di riporto

I chiarimenti interpretativi con riferimento alla disciplina delle matrici materiali di riporto ed all'utilizzo che di tali materiali possono farsi in considerazione delle nuove disposizioni in materia contenute nel regolamento recante la disciplina semplificata della gestione delle terre e rocce da scavo (D.P.R. n. 120 del 2017).

Nel caso le matrici materiali di riporto rispettino la conformità alle concentrazioni soglia di contaminazione/valori di fondo, e pertanto non risultino essere contaminate, è sempre consentito il riutilizzo nel sito di provenienza.

Nel caso in cui nelle matrici materiali di riporto sia presente una fonte di contaminazione, è necessario procedere alla eliminazione di tale fonte di contaminazione e non dell'intera matrice materiale di riporto, prima di poter riutilizzare sul luogo, il materiale di riporto stesso. 

La pertinenza urbanistica

Il manufatto, ai fini edilizi, a differenza della nozione civilistica di pertinenza, può essere considerato una pertinenza quando è preordinato ad un'oggettiva esigenza dell'edificio principale, funzionalmente inserito al suo servizio, sfornito di un autonomo valore di mercato e non incide sul "carico urbanistico" mediante la creazione di un "nuovo volume". La sentenza del Consiglio di Stato n. 5180/2017.

La qualifica di pertinenza urbanistica è applicabile soltanto a opere di modesta entità e accessorie rispetto a un'opera principale, quali ad esempio i piccoli manufatti per il contenimento di impianti tecnologici e simili, ma non anche a opere che, dal punto di vista delle dimensioni e della funzione, si connotino per una propria autonomia rispetto all'opera cosiddetta principale e non siano coessenziali alla stessa, tale che per le medesime risulti possibile una diversa utilizzazione economica.

Un ampliamento di 22 mq. al piano superiore di un fabbricato e della realizzazione, al piano inferiore del medesimo, di un locale adibito a deposito di 14 mq, viene fatto ricadere nella categoria di interventi che richiedono il permesso di costruire, ai sensi dell'art. 10 del D.P.R. n. 380 del 2001.

L'art. 6 del D.P.R. n. 380 del 2001 inoltre, prevede che occorra il permesso di costruire soltanto per gli interventi pertinenziali "che comportino la realizzazione di un volume superiore al 20% del volume dell'edificio principale".

La giurisprudenza del Consiglio di Stato, è costante nel ritenere che, a differenza della nozione civilistica di pertinenza, ai fini edilizi il manufatto possa essere considerato una pertinenza, quando è non solo preordinato ad un'oggettiva esigenza dell'edificio principale e funzionalmente inserito al suo servizio, ma sia anche sfornito di un autonomo valore di mercato e non incida sul "carico urbanistico" mediante la creazione di un "nuovo volume" su un'area diversa ed ulteriore rispetto a quella già occupata dal preesistente edificio, ovvero sia realizzata una qualsiasi opera, come ad es. una tettoia, che ne alteri la sagoma.

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L'estinzione del reato per condotte riparatorie

Il nuovo istituto, introdotto dalla legge 23/6/2017 n. 103. Le sue prime applicazioni.

L'istituto è applicabile ai reati procedibili a querela di parte, con possibilità di remissione della medesima, questi sono i presupposti necessari per l'applicazione dell'art. 162-ter c.p., unitamente al fatto che l'imputato abbia riparato interamente, entro il termine massimo della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, il danno cagionato dal reato.

Il giudice procedente deve, quindi, accertare che vi sia stata condotta riparatoria mediante dazione accettata dal querelante o mediante offerta reale di una somma risarcitoria che il giudice ritenga congrua, nonostante la persona offesa/danneggiata dal reato possa non essere d'accordo.

La condizione dell'applicazione dell'istituto con una somma ritenuta congrua dal giudice, nonostante il diverso parere della persona offesa, in questa prima fase di applicazione dell'istituto, ha già creato un problema in un caso di stalking, salito alla ribalta delle cronache, in cui un Tribunale ha dichiarato di non doversi procedere contro un imputato di atti persecutori, che aveva proposto un risarcimento di 1.500 euro. Durante l'udienza del rito abbreviato l'imputato ha offerto 1.500 euro come risarcimento del danno, cifra rifiutata dalla parte lesa. Il GUP, tuttavia, ha deciso in maniera contraria alla volontà della vittima, le ha imposto di accettare la cifra offertale come risarcimento, valutandola "congrua" ed ha dichiarato "estinto il reato per condotte riparatorie".

Le prime critiche a tal proposito vertono sul fatto che la nuova causa estintiva del reato, potrebbe risolversi in una norma "potenzialmente criminogena", per fare un esempio l'autore di un furto punibile a querela che, fermato dalla sorveglianza o dalle forze dell'ordine, restituisce immediatamente quanto oggetto di sottrazione, alla luce dell'orientamento giurisprudenziale citato non ha prodotto alcun danno, non ha niente da risarcire e, quindi, può senz'altro vedersi applicare la causa di esclusione della punibilità. In questo contesto se il ladro non viene scoperto, è indotto a reiterare la condotta illecita, se scoperto, in forza del recupero della merce, risulta non aver arrecato danno e vedrà applicarsi il disposto dell'art. 162-ter c.p. In mancanza di remore morali, la carenza di motivi di remore giuridiche diventa incentivo ad un comportamento seriale, nella certezza di impunità.

L'istituto potrebbe inoltre trovare una considerevole espansione con l'entrata in vigore del testo che amplia l'istituto della procedibilità a querela di parte, estendendola a quei reati contro la persona e contro il patrimonio che si caratterizzano per il valore privato dell'offesa o per il suo modesto valore offensivo.

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Mancanza momentanea patente di guida, cittadino U.E. o appartenente a stato extracomunitario

La Circolare del Ministero dell'Interno sulle modalità da adottare nel caso in cui il cittadino appartenete all'Unione Europea o ad uno Stato Extracomunitario, non abbia con se la patente di guida.

Parere del MIT sulle aree di carico e scarico merci

Il parere del Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti riguardante le modifiche introdotte agli artt. 7 e 158 del Codice della Strada dall'art. 47-bis comma 3, lett. a) e c), del D.L. 24 aprile 2017, n. 50, convertito, con modificazioni, dalla L. 21 giugno 2017, n. 96. 

Le false attestazioni o dichiarazioni a un pubblico ufficiale sulla propria identità o qualità personali

Configurazione del reato in una recentissima giurisprudenza.

Integra il reato di cui all'art. 495 c.p., la condotta di colui che, privo di documenti di identificazione, fornisca all'organo di polizia stradale, nel corso di un controllo, false dichiarazioni sulla propria identità, considerato che dette dichiarazioni, in assenza di altri mezzi di identificazione, rivestono carattere di attestazione preordinata a garantire al pubblico ufficiale le proprie qualità personali, e, quindi, ove false, ad integrare la falsa attestazione che costituisce l'elemento distintivo del reato di cui all'art. 495, rispetto all'ipotesi meno grave di reato di cui all'art. 496 c.p. E' quanto emerge dalla sentenza n. 51108 del 2017, in linea con la consolidata giurisprudenza sul tema. La successiva verifica della discordanza dei dati sull'identità del dichiarante, che avviene tramite un documento (patente di guida, passaporto, carta d'identità), configura la fattispecie.

Emerge nella sentenza un altro aspetto molto importante ed è quello riguardante l'identificazione dell'indagato ad opera della polizia giudiziaria che, secondo la linea maggioritaria, è validamente operata sulla base delle dichiarazioni dallo stesso fornite, perché il ricorso ai rilievi dattiloscopici, fotografici o antropometrici, o ad altri accertamenti, si giustifica soltanto in presenza di elementi di fatto che facciano ritenere la falsità delle indicate dichiarazioni. La identificazione dell'indagato deve ritenersi completa e valida sulla base delle dichiarazioni dallo stesso fornite, dal momento che l'ordinamento non impone l'espletamento delle procedure previste dall'art. 349, comma 2, c.p.p., se non quando, come disposto dall'art. 349, comma 4, c.p.p., rifiuta di farsi identificare ovvero fornisce generalità o documenti di identificazione in relazione ai quali sussistono sufficienti elementi per ritenerne la falsità.

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Accertamento del tasso alcolemico presso struttura ospedaliera

L'accertamento del tasso alcolemico presso una struttura ospedaliera, di conducente coinvolto in un incidente stradale. E' obbligatorio avvisare la persona della facoltà di farsi assistere da un difensore, secondo le disposizioni dell' art. 114 disp. att. c.p.p.? Una recente sentenza della Cassazione penale risponde a questa domanda.

Con la sentenza n. 51284 del 10/10/2017, la Cassazione penale stabilisce un importante principio, nel caso di accertamento del tasso alcolemico presso una struttura ospedaliera, di soggetto coinvolto in un incidente stradale, che si può sintetizzare nel seguente modo: nell'ipotesi in cui la polizia giudiziaria proceda ai sensi dell'art. 186 c. 5 C.d.S., sussiste l'obbligo di dare l'avviso di cui all'art. 114 disp. att., c.p.p., quando il conducente sia già indiziato di reato, al momento in cui la P.G. ha inviato al personale sanitario la richiesta di procedere ad esami clinici per la verifica del tasso alcolemico, e se l'accertamento non venga espletato a fini di cura della persona, ma sia estraneo rispetto alle finalità terapeutiche del caso concreto e unicamente finalizzato alla ricerca della prova della colpevolezza del soggetto indiziato; questa ipotesi si verifica quando al soggetto trasportato in ospedale a seguito del sinistro, non debba essere effettuato un prelievo ematico per finalità terapeutiche. In caso contrario, nell'ipotesi in cui i medici ritengano di effettuare un prelievo ematico del coinvolto in un sinistro, per finalità terapeutiche e la polizia giudiziaria intervenuta richieda gli esiti delle analisi, riguardo al tasso alcolemico, l'avviso non è necessario.

Il mancato avviso nel caso in cui debba essere dato, comporterebbe, nell'ipotesi di ricorso e le risultanze delle analisi, in assenza di avviso ex art. 114 disp. att., c.p.p., rilevassero l'ipotesi più grave dell'art. 186 comma 2 lett. c) (tasso alcolemico superiore a 1,5 grammi per litro (g/l)) la derubricazione, in presenza di un'annotazione che evidenzi i sintomi dell'ebbrezza alcolica a carico del conducente sottoposto ad analisi, all'ipotesi più lieve prevista dall'art. 186 C.d.S. (principio del favor rei), per l'inutilizzabilità dell'atto di accertamento a fini probatori, affetto da nullità di ordine generale. Si deve ribadire comunque che la mancanza di consenso dell'imputato al prelievo del campione ematico, per l'accertamento del reato di guida in stato d'ebbrezza, non costituisce una causa di inutilizzabilità patologica degli esami compiuti presso una struttura ospedaliera, posto che la specifica disciplina dettata dall'art. 186 del nuovo codice della strada - nel dare attuazione alla riserva di legge stabilita dall'art. 13, comma secondo Cost. - non prevede alcun preventivo consenso dell'interessato al prelievo dei campioni.

La S.C. ha, tuttavia, chiarito che il prelievo non sarebbe effettuabile laddove il paziente rifiutasse espressamente di essere sottoposto a qualsiasi trattamento sanitario.

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Modifica della procedibilità per alcuni reati con valore privato dell'offesa o di modesto valore offensivo

Approvati, in esame preliminare, dal Consiglio dei ministri i decreti legislativi di attuazione della legge di riforma del Codice penale, del Codice di procedura penale e dell'ordinamento penitenziario (legge 23 giugno 2017, n. 103). I due decreti intervengono, per una parte, sulla disciplina del regime di procedibilità per alcuni reati, ampliando le ipotesi di procedibilità a querela, con l'obiettivo di migliorare l'efficienza del sistema penale.

L'articolo 16 della Legge 23 giugno 2017, n. 103, che riordina il Codice penale, il Codice di procedura penale e le norme di ordinamento penitenziario, ed in vigore dal 03 agosto scorso, aveva delegato il Governo ad adottare, assegnando un anno di tempo dalla data di entrata in vigore della medesima, dei decreti legislativi per la modifica della disciplina del regime di procedibilità per alcuni reati, secondo i principi e i criteri direttivi dettati dallo stesso testo di legge.

Il testo amplia l'istituto della procedibilità a querela di parte, estendendola a quei reati contro la persona e contro il patrimonio che si caratterizzano per il valore privato dell'offesa o per il suo modesto valore offensivo, con l'obiettivo di migliorare l'efficienza del sistema penale, favorendo meccanismi di conciliazione per i reati di minore gravità, anche attraverso l'istituto della estinzione del reato per condotte riparatorie, che riguarda i reati procedibili a querela ma con querela rimettibile, per dare una maggiore efficacia all'azione di punizione dei reati più gravi.

Lo schema di decreto prevede che saranno perseguibili a querela di parte i reati:

a) contro la persona puniti con la sola pena pecuniaria o con la pena detentiva non superiore a quattro anni, con l'eccezione per il delitto di violenza privata;

b) contro il patrimonio previsti dal c.p.

Si riducono nello schema, le ipotesi di reati procedibili d'ufficio per le aggravanti, che nell'ipotesi base sono punibili a querela di parte.

La procedibilità a querela non viene estesa, e rimane la procedibilità d'ufficio quando:

a) la persona offesa è incapace per età o per infermità;

b) ricorrano circostanze aggravanti a effetto speciale;

c) ricorrano le circostanze aggravanti indicate all'articolo 339 del Codice penale (se la violenza o la minaccia è commessa con armi, o da persona travisata, o da più persone riunite, o con scritto anonimo, o in modo simbolico, o valendosi della forza intimidatrice derivante da segrete associazioni, esistenti o supposte, sia commessa mediante il lancio o l'utilizzo di corpi contundenti o altri oggetti atti ad offendere, compresi gli artifici pirotecnici, in modo da creare pericolo alle persone);

d) nei reati contro il patrimonio, il danno arrecato alla persona offesa è di rilevante gravità.

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Edilizia - Recinzione con muretto di calcestruzzo e paletti di ferro, titolo edilizio necessario - Muro di cinta più basso di 3 metri: deve rispettare le distanze?

Per la recinzione con muretto di calcestruzzo e paletti di ferro quale titolo edilizio serve? TAR Lombardia, sentenza del 25/10/2017 - Muro di cinta più basso di tre metri che distanze deve avere dalle altre costruzioni? TAR Molise, sentenza del 26/10/2017.

Il TAR Lombardia, con la sentenza n. 2022/2017, conferma l'orientamento della giurisprudenza dominante, secondo cui sono esenti dal regime del permesso di costruire solo le recinzioni che non configurino un'opera edilizia permanente, bensì manufatti di precaria installazione e di immediata asportazione (quali, ad esempio, recinzioni in rete metalliche, sorrette da paletti in ferro o di legno e senza muretto di sostegno), in quanto entro tali limiti la posa in essere di una recinzione rientra tra le manifestazioni del diritto di proprietà, che comprende lo "ius excludendi alios" o, comunque, la delimitazione delle singole proprietà.

Viceversa, è necessario il permesso di costruire quando la recinzione costituisca opera di carattere permanente, incidendo in modo durevole e non precario sull'assetto edilizio del territorio, come ad esempio se è costituita da un muretto di sostegno in calcestruzzo con sovrastante rete metallica o da opera muraria.

Il TAR del Molise con la sentenza 388/2017 affronta la materia della distanza fra manufatti, e nella fattispecie fra un muro di cinta ed altre costruzioni. Si afferma in questa circostanza che siccome il muro oggetto del ricorso non raggiungerebbe i tre metri di altezza, ne conseguirebbe che diviene applicabile ciò che è stato affermato dalla Suprema Corte, secondo cui non costituisce costruzione, per la funzione che svolge, il muro di cinta con altezza non superiore ai tre metri (art. 878, primo comma, c.c.: "il muro di cinta e ogni altro muro isolato che non abbia un'altezza superiore ai tre metri non è considerato per il computo della distanza indicata dall'art. 873").

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Revisioni primitive e periodiche degli etilometri

La circolare del Ministero dell'interno, con chiarimenti riguardo alle revisioni primitive e periodiche degli apparecchi.

Taratura dei dispositivi di rilievo della velocità

Interviene il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti il 27/10/2017, con un chiarimentoalla precedente circolare dell' 11/10/2017 (riportata qui in calce)

Il chiarimento specifica che non è necessario per eseguire la taratura, rilevare una velocità massima di 230 km/h. Il provvedimento, indicandola distinzione fra il termine "campo di misura" e il "campo di utilizzo", riportato al punto 3.1 del D.M. 282/2017, specifica che quest'ultimo, può essere condizionato dall'ambito territoriale in cui opera l'organo di polizia stradale che utilizza il rilevatore di velocità, oppure da un scelta operativa del medesimo (il comando decide ad esempio di effettuare le rilevazioni solo sulle strade urbane). Tale ipotesi avviene quanto il territorio di competenza dell'organo di polizia stradale, non ha autostrade o strade extraurbane principali e quindi i limiti di velocità sulle strada in cui opera sono di 90 Km/h per le extraurbane secondarie e 50 o 70 km/h per le strade urbane. In questi casi, le verifiche periodiche possono essere eseguite in un intervallo di velocità dove il limite massimo superiore, sia almeno pari al limite massimo vigente sulle strade sottoposte a controllo, aumentato di 70 km/h. La ragione di tale aumento, è determinata dal fatto che il massimo superamento perseguibile ai sensi dell'art. 142 comma 9 bis del codice della strada, è di oltre 60 km/h, rispetto al limite massimo presente sulla strada e tenuto conto del fatto che in fase di accertamento deve essere applicata una riduzione del 5%, con un minimo di 5 km/h, l'aumento di 70 km/h rispetto al limite massimo, si rende necessario.

L'organo di polizia stradale, dovrà indicare al laboratorio prescelto per la taratura, il limite massimo di velocità da verificare, nel caso in cui intenda avvalersi della prerogativa su indicata.

Nel periodo di validità della taratura, dovranno essere rispettate le condizioni di impiego che hanno dato luogo alla verifica, come sopra indicata.

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Il parere del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, dell'11/10/2017, sulle verifiche della taratura dei dispositivi di rilievo della velocità.

Violazioni degli obblighi riguardanti la sorveglianza speciale

Le sanzioni previste per le violazioni degli obblighi o divieti di soggiorno, applicati come misura aggiunta di prevenzione, alla sorveglianza speciale, dall'autorità giudiziaria. Accertamento delle violazioni in flagranza di reato e fuori dalla medesima, compiti della polizia giudiziaria.

Può capitare durante un controllo di polizia, anche a seguito di un attività di polizia stradale, di effettuare un controllo SDI, su un soggetto che risulta essere sottoposto alla misura di prevenzione personale, disposta dall'autorità giudiziaria, della sorveglianza speciale, con aggiunto il divieto o l'obbligo di soggiorno. Al momento dell'accertamento il soggetto potrebbe risultare inottemperante all'obbligo di soggiorno, perché trovato ad esempio a guidare fuori dal comune in cui è stato disposto l'obbligo. Per tale fattispecie l'art. 75 comma 2, del D. 159/2011, prevede l'arresto facoltativo, anche al di fuori della flagranza di reato. La pena per tale delitto è della reclusione da uno a cinque anni.

Non è improbabile trovare soggetti sottoposti a tale misura, che è prevista non solo nei confronti di soggetti che commettono delitti efferati, ma anche nei confronti di soggetti che hanno numerosi precedenti penali, distribuiti senza soluzione di continuità, in un lungo arco temporale, in cui vi rientrino, quelli specifici per l'applicazione della misura, come ad esempio la detenzione illegale di armi.

La polizia giudiziaria, identificato il soggetto, dovrà acquisire la documentazione necessaria per compiere l'arresto oppure per denunciare il soggetto.

Dovrà quindi acquisire il decreto in cui il Tribunale ha disposto la misura di prevenzione, questo documento può essere facilmente reperito presso la stazione Carabinieri, del territorio in cui il soggetto ha l'obbligo di dimora, oppure quella di residenza, qualora il soggetto sia stato sottoposto alla sorveglianza speciale con il divieto di soggiorno. La locale caserma, avrà sicuramente notificato al soggetto, il decreto, unitamente al verbale di sottoposizione agli obblighi derivanti dalla sorveglianza speciale ed al ritiro dei documenti validi per l'espatrio e della patente di guida.

L'arresto facoltativo è deciso sulla base della gravità del fatto o della pericolosità del soggetto (soggetto che è già stato denunciato a piede libero per l'inosservanza degli obblighi e delle prescrizioni riguardanti la sorveglianza speciale o soggetto sottoposto alla misura per delitti che denotano efferatezza). L'arresto comporta la conduzione del soggetto, al giudizio direttissimo, da parte della polizia giudiziaria operante.

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Il reato di resistenza per l'inottemperanza all'alt impartito da un organo di polizia stradale

Il reato di resistenza di un conducente che non si ferma all'alt di un organo di polizia stradale, in un caso trattato dalla Cassazione Penale nella sentenza pubblicata il 18/10/2017.

Nella sentenza 48081/2017, viene affrontato il tema della configurabilità del reato di resistenza, nella fuga di un automobilista che non si ferma all'alt impartito dall'organo di polizia stradale. La fattispecie riguarda una "triste" vicenda in cui viene coinvolto un operatore di polizia stradale che rimane coinvolto in un investimento da parte di un automobilista. La Cassazione penale annulla la sentenza impugnata, limitatamente al reato di resistenza, ritenendo viceversa a pieno titolo sussistente il reato di omicidio colposo. Non configurandosi il dolo eventuale, per la fattispecie, non può sussistere nemmeno il reato di resistenza che ha come elemento soggettivo "il dolo".

Nelle precedenti casistiche affrontate dalla Cassazione penale, la fuga all'alt veniva considerata "resistenza a pubblico ufficiale", quando la stessa consisteva in un comportamento idoneo ad opporsi, in maniera concreta ed efficace, all'atto che il pubblico ufficiale stava legittimamente compiendo, sicché ha risposto di tale reato il soggetto che, alla guida di un'autovettura, anziché fermarsi all'alt intimatogli dagli agenti di polizia, si era dato alla fuga ad altissima velocità e, al fine di vanificare l'inseguimento, aveva posto in essere manovre di guida tali da creare una situazione di generale pericolo" (Cfr .Cass. pen. Sez. IV, 14-07-2006, n. 41936).

Di fatto la resistenza a pubblico ufficiale, per la fuga all'alt, si configura quando vi è:

- un atto legittimo del p.u., nell'esercizio delle sue funzioni;

- una reazione del soggetto destinatario della condotta del p.u., che, al volante di un'autovettura, concreti una situazione generale di pericolo, esorbitando i limiti connessi alla fuga un senso stretto;

- una circostanza che la situazione di pericolo non si debba necessariamente indirizzare nei confronti del p.u., ma, come detto, possa attingere e coinvolgere anche terzi estranei;

- un' idoneità dell'azione illecita del singolo ad impedire l'esecuzione dell'atto del p.u.

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Disciplina sanzionatoria degli illeciti amministrativi e penali in materia di tutela ambientale

La procedura estintiva adottata con la legge 68/2015, ricalca quella prevista per le contravvenzioni in materia di infortuni sul lavoro. E' in linea con gli interventi deflattivi di questi ultimi anni e viene oramai soventemente applicata dalle varie procure che attraverso l'attività delegata incaricano le polizie giudiziarie di procedere ai sensi dell'art. 318 - bis e seguenti del T.U.A. L'attività viene adottata anche d'iniziativa dalla polizia giudiziaria operante.

La disciplina prevista dall'art. 318 - bis e seguenti del T.U.A., riguarda le contravvenzioni previste dal testo unico ambientale punite con la sola pena dell'ammenda o con la pena alternativa dell'arresto o dell'ammenda.

Riguarda ad esempio le seguenti fattispecie contravvenzionali:

- art. 29 quattuordecies commi 3 e 5 in relazione alle violazioni riguardanti l'A.I.A.;

- art. 137 commi 1, 7, 9, 10, 12, in materia di inquinamento delle acque;

- art. 256 comma 1 lett. a) e comma 2, limitatamente ai rifiuti non pericolosi;

- art. 261 bis 10 e 11 in materia di incenerimento;

- art. 279 comma 1 e 2 prima parte, 3, 4 e 6 in materia di inquinamento atmosferico;

- art. 296 comma 1 lett. a) e c. 3 in materia di combustibili;

La procedura estintiva non si applica, alle contravvenzioni che abbiano cagionato un danno o un pericolo attuale e concreto di danno alle risorse ambientali, urbanistiche o paesaggistiche protette.

La nozione di danno ambientale è quella indicata dall'art. 300 del T.U.A. e dall'art. 452 c.p. "qualsiasi deterioramento significativo e misurabile, diretto o indiretto, di una risorsa naturale".

Per delineare la nozione di pericolo concreto ed attuale di danno alle risorse ambientali è utile fare riferimento: a) alla nozione di pericolo concreto come elaborato dalla dottrina e dalla giurisprudenza; b)alla nozione di danno ambientale come sopra indicato; c) alla disposizione dell'art. 318 - ter, secondo la quale, "con la prescrizione l'organo accertatore può imporre specifiche misure atte a far cessare situazioni di pericolo ovvero la prosecuzione di attività potenzialmente pericolose". Il pericolo idoneo ad escludere la disciplina non può coincidere con un rischio astratto di danno ambientale, bensì deve trattarsi di un pericolo dalla probabilità che la situazione fattuale riscontrata si possa evolvere in una situazione di danno consumato. Per deterioramento deve intendersi non ogni contaminazione negativa dell'ambiente naturale protetto, bensì la contaminazione negativa che per gravità ed entità non sia completamente reversibile e non consenta quindi di riportare la risorsa naturale o sua utilità alla condizione originaria.

Per le fattispecie di inquinamento modesto circoscritto e facilmente eliminabile dallo stesso responsabile senza lasciare conseguenze negative per la risorsa ambientale è applicabile la regolarizzazione delle contravvenzioni in materia ambientale.

La contravvenzione si estingue, con conseguente archiviazione del procedimento, se il contravventore adempie alla prescrizione impartita nel termine ivi indicato e provvede al pagamento della somma stabilita.

La prescrizione avviene da parte della Polizia giudiziaria operante. L'asseverazione da parte dell'ente specializzato ARPA o ARPAT, e per le autorizzazioni ambientali la Regione e Provincia per l'A.I.A., e la Provincia per l'A.U.A., fissando per la regolarizzazione un termine non superiore al periodo di tempo tecnicamente necessario. In presenza di specifiche e documentate circostanze non imputabili al contravventore che determinino un ritardo nella regolarizzazione, il termine può essere prorogato per una sola volta, a richiesta del contravventore, per un periodo non superiore a sei mesi, con provvedimento motivato che è comunicato immediatamente al pubblico ministero.

Pagamento e modalità. Quando risulta l'adempimento della prescrizione, l'organo accertatore ammette il contravventore a pagare in sede amministrativa, nel termine di trenta giorni, una somma pari a un quarto del massimo dell'ammenda stabilita per la contravvenzione commessa. Entro centoventi giorni dalla scadenza del termine fissato nella prescrizione, l'organo accertatore comunica al pubblico ministero l'adempimento della prescrizione nonché l'eventuale pagamento della predetta somma. Il pagamento della somma avverrà con modulo F 23 (secondo il regime previsto per l'oblazione processuale) con versamento all'Erario dello Stato.

Nel caso di adempimento spontaneo, il contravventore sarà ammesso a pagare la somma prevista con il consueto effetto estintivo.

Quando risulta l'inadempimento della prescrizione, l'organo accertatore ne dà comunicazione al pubblico ministero e al contravventore entro novanta giorni dalla scadenza del termine fissato nella stessa prescrizione.

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Particolare tenuità del fatto ex art. 131 bis c.p. e disturbo alle occupazioni e al riposo delle persone

Un caso di particolare tenuità del fatto, affrontato dalla Cassazione Penale, nella sentenza pubblicata il 17/10/2017, per il reato di disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone.

Nella sentenza 47815/2017, viene trattato il tema della "esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto" ex art. 131 bis c.p. e viene annullata una sentenza di condanna all'art 659 c.p. "Disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone", rinviandola al tribunale per le valutazioni di merito, ai fini dell'applicazione dell'art. 131 bis c.p.

La causa ha riguardato la condanna dell'imputato che all'interno del suo laboratorio confinante con l'abitazione del denunciante, "con più utensili, compreso un compressore, procurava forti vibrazioni alle pareti degli immobili, disturbando le occupazioni ed il riposo del predetto".

Veniva accolta la sola doglianza della mancanza di motivazioni della sentenza emessa dal tribunale, riguardo al non accoglimento dell'istanza formulata dalla parte ricorrente e dal PM, ai fini dell'applicazione dell'esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto.

Secondo la Corte di Cassazione, in caso di istanza per l'applicazione dell'art. 131 bis, il tribunale, deve fare una valutazione di merito, oltre che interloquire con gli interessati.

La Corte ha verificato se sussistevano in astratto le condizioni per l'applicazione dell'istituto, affermando che la causa di non punibilità poteva sussistere solo in presenza del duplice requisito:

- della particolare tenuità dell'offesa, desumendo la particolare tenuità dell'offesa dalle modalità della condotta e dall'esiguità del danno o del pericolo, da valutarsi sulla base dei criteri generali indicati dall'art. 133 c.p. e quindi, dalla gravità del danno o del pericolo cagionato alla persona offesa dal reato, dalla intensità del dolo o dal grado della colpa.

- della non abitualità del comportamento;

Nella fattispecie tali condizioni erano presenti, la corte ha quindi annullato la sentenza impugnata rinviando al giudice di merito, affinché valutasse se dichiarare il fatto non punibile.

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Rifiuto all'accertamento del tasso alcoolemico

La manifestazione dei sintomi di ebbrezza alcolica comporta la legittimità degli organi di polizia stradale a sottoporre il conducente direttamente all'accertamento mediante etilometro. Cassazione penale n. 46955 pubblicata il 12/10/2017.

La Cassazione Penale conferma quanto già risulta essere chiaro nel dispositivo del comma 4 dell'art. 186 del codice della strada. Le condizioni per potere sottoporre un conducente di un veicolo direttamente ad etilometro, anche accompagnandolo presso il più vicino ufficio o comando, riguardano i conducenti coinvolti in un incidente stradale, oppure quando gli stessi presentano i sintomi dell'ebbrezza alcolica. In questi casi se i medesimi non acconsentono, commettono il reato di rifiuto a sottoporsi ad alcoltest.

Se non ricorrono le due sopra indicate condizioni, i conducenti, per potere essere sottoposti alla prova con alcoltest, devono essere risultati positivi ad accertamenti qualitativi preliminari.

Nella fattispecie l'imputato "era stato fermato alla guida di un'auto a seguito di brusche manovre, e gli agenti constatavano le manifestazioni di sintomi d'ebbrezza alcolica, quali alito vinoso e frasi sconnesse; invitato ad effettuare l'alcoltest, l'imputato si rifiutava".

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Trattamento dei dati personali per finalità di polizia

Il Consiglio di Stato ha reso parere favorevole nei termini precisati, e con le osservazioni riportate nel parere stesso, sullo schema di d.P.R. recante l'individuazione delle modalità di attuazione del Codice in materia di protezione dei dati personali relativamente al trattamento dei dati effettuato per le finalità di polizia, da organi, uffici e comandi di polizia.

L'articolo 57 del Codice demanda a un decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro della giustizia, l'individuazione delle modalità di attuazione del Codice stesso con riguardo al trattamento dei dati effettuato per finalità di polizia, da organi, uffici e comandi di polizia e dal Centro elaborazioni dati (C.E.D.) dello stesso Ministero dell'interno.

Secondo l'art. 53 del Codice "Si intendono effettuati per finalità di polizia i trattamenti di dati personali direttamente correlati all'esercizio dei compiti di polizia di prevenzione dei reati, di tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica, nonché di polizia giudiziaria, svolti, ai sensi del codice di procedura penale, per la prevenzione e repressione dei reati".

Verranno sviluppati a tal proposito due regolamenti. Questo, oggetto del parere favorevole del Consiglio di Stato, di ordine generale ed esteso a tutti i trattamenti effettuati da "organi, uffici e comandi di polizia" (incluso il C.E.D.) ed un successivo, volto a regolare con maggior dettaglio i trattamenti effettuati dal C.E.D. nell'ambito di una più generale disciplina di tale settore.

Lo schema di regolamento, approvato in sede preliminare dal Consiglio dei ministri, risulta essere onnicomprensivo, riferendosi a una pluralità di trattamenti di dati personali anche eterogenei con riguardo ai titolari, ai presupposti normativi, alle metodologie impiegate, all'assetto delle unità organizzative che vi procedono.

Lo schema di regolamento è composto da 31 articoli. Vengono di seguito illustrate le parti più salienti del provvedimento.

L'articolo 1, identifica l'oggetto del regolamento nella "individuazione delle modalità di attuazione dei principi del Codice in materia di protezione dei dati personali (...) relativamente ai trattamenti effettuati anche senza l'ausilio di strumenti elettronici, da organi, uffici e comandi di polizia, per le finalità di polizia" e non si applica ai trattamenti di dati personali effettuati per finalità amministrative. Richiama l'articolo 54 del Codice quanto alle modalità di conservazione dei dati acquisiti per dette finalità ed al loro possibile impiego per attività di sicurezza o di indagine di polizia giudiziaria.

L'articolo 3 individua le finalità dei trattamenti, ricalcando l'articolo 53 del Codice quanto alla definizione delle "finalità di polizia" e al trattamento dei dati originariamente raccolti per le ridette finalità, per finalità "storiche", "scientifiche" e "statistiche", introducendo specifiche limitazioni di accesso ai dati in tali ipotesi.

L'articolo 4 richiama l'articolo 11 del Codice riguardo ai requisiti che devono possedere i dati personali oggetto di trattamento (esattezza, aggiornamento, completezza, pertinenza e non eccedenza rispetto alle finalità perseguite dal trattamento). Richiama inoltre l'articolo 54 del Codice, sancendo l'obbligo degli organi, uffici e comandi di polizia di verificare il rispetto dei suindicati requisiti, per quanto possibile, in occasione dell'utilizzo dei dati effettuato nell'ambito della propria attività. Impone al titolare o al responsabile del trattamento di informare il Garante delle direttive impartite in merito alle predette verifiche.

L'articolo 5 pone i principi fondamentali sulla configurazione dei sistemi informativi e dei programmi informatici con cui è effettuato il trattamento dei dati. I predetti sistemi e programmi devono essere configurati in modo da ridurre al minimo l'utilizzo di dati personali e identificativi. Inoltre, dispone che i nuovi sistemi informativi e programmi informatici siano progettati in modo che i dati personali siano automaticamente cancellati o resi anonimi allo scadere di termini predefiniti e che gli accessi e le operazioni eseguiti dagli operatori abilitati, siano registrati in appositi registri.

L'articolo 6 è riferito ai trattamenti di dati personali che comportano particolari rischi per la persona interessata. Individua tali categorie di trattamenti con riguardo alle banche di dati genetici e biologici, alle tecniche basate su dati relativi all'ubicazione ed alle banche dati e ai trattamenti di cui al presente regolamento, basati su particolari tecniche di elaborazione dell'immagine o su particolari tecnologie, stabilendo che in tali casi si applicano le maggiori garanzie previste dall'articolo 55 del Codice, pertanto, di tali trattamenti dovrà darsi preventiva comunicazione al Garante, il quale potrà impartire prescrizioni riguardanti specifiche misure e accorgimenti a tutela della riservatezza degli interessati. Stabilisce, rispettivamente, l'obbligo di conservazione in appositi registri, degli accessi e delle operazioni effettuate dagli operatori abilitati e i limiti entro cui sono possibili gli accessi a tali registri (ai soli fini della verifica della liceità del trattamento, del controllo interno, per garantire l'integrità e la sicurezza dei dati personali e nell'ambito del procedimento penale).

L'articolo 8 disciplina il trattamento dei dati personali acquisiti per esigenze temporanee o in relazione a situazioni particolari, consentendolo in via generale solo allorché queste esigenze siano direttamente correlate ad attività riconducibili alle finalità di polizia di cui all'articolo 53 del Codice. Il trattamento dei dati deve avvenire comunque nel rispetto dei principi del Codice. E' poi prevista la conservazione "separata", per un periodo non superiore a quello necessario per gli scopi per i quali essi sono stati raccolti e, comunque, non oltre 10 anni dal venir meno delle circostanze che hanno reso necessario il trattamento. Infine, sono previste limitazioni all'accesso ai dati in questione, una volta cessata la situazione o l'esigenza particolare che ne ha determinato l'acquisizione, stabilendosi che l'accesso medesimo è consentito ai soli incaricati del trattamento, secondo profili di autorizzazione predefiniti in base alle indicazioni del comandante del reparto e nell'ambito di attività informative, di sicurezza o di indagine di polizia giudiziaria.

L'articolo 9, richiamando l'articolo 54 del Codice, disciplina la possibilità per gli organi, uffici e comandi di polizia di acquisire dati, collegandosi con banche dati gestite da soggetti pubblici e privati estranei alle forze di polizia. In via generale, tale modalità di accesso è consentita "in conformità alle disposizioni di legge o di regolamento" e nel rispetto dei principi del Codice.

L'articolo 10 concerne i termini di conservazione dei dati, dà attuazione alla previsione generale dell'articolo 11, del Codice, secondo cui i dati personali sono "conservati in una forma che consenta l'identificazione dell'interessato per un periodo di tempo non superiore a quello necessario agli scopi per i quali essi sono stati raccolti o successivamente trattati" prevede che, una volta trascorsa la metà del tempo di conservazione dei dati, se superiore a 15 anni, agli stessi possano accedere solo gli operatori di polizia incaricati del trattamento ai sensi dell'articolo 30 del Codice, secondo profili di autorizzazione predefiniti e unicamente per il compimento di specifiche operazioni nell'ambito di attività informative, di sicurezza o di indagine di polizia giudiziaria. I termini sono aumentati di due terzi quando i dati personali siano stati acquisiti nell'ambito di attività preventiva o repressiva di reati di particolare gravità (quelli di criminalità organizzata, con finalità di terrorismo e informatici di cui all'articolo 51, commi 3-bis, 3-quater e 3-quinquies cod. proc. pen., nonché quelli di particolare allarme sociale per i quali l'articolo 407, comma 2, lettera a), del medesimo codice, che hanno termini di durata massima delle indagini preliminari più lunghi di quelli ordinari). Allo spirare dei termini di conservazione, è stabilito che:

- che i dati soggetti a trattamento automatizzato siano cancellati o resi anonimi;

- che per i dati non soggetti a trattamento automatizzato continuino ad applicarsi le disposizioni in materia di scarto dei documenti d'archivio delle pubbliche amministrazioni.

L'articolo 11 stabilisce il divieto di raccolta e trattamento di dati sulle persone, inclusi quelli genetici e biometrici, per il solo fatto della loro origine razziale o etnica, fede religiosa, opinione politica, orientamento sessuale, stato di salute e delle loro convinzioni filosofiche o di altro genere o della loro adesione ai principi di movimenti sindacali, nonché per la legittima attività che svolgono come appartenenti ad organizzazioni legalmente operanti nei settori suindicati. Prevede la possibilità, in via eccezionale, di raccolta e trattamento dei predetti dati quando ciò sia necessario per le esigenze di un'attività informativa, di sicurezza o di indagine di polizia giudiziaria o di tutela dell'ordine e della sicurezza, purché a integrazione di altri dati personali.

L'articolo 12, relativo alla comunicazione dei dati tra le Forze di polizia, precisa innanzi tutto che questa è possibile tra le Forze di cui all'articolo 16 della legge nr. 121 del 1981 ed è consentita, per le finalità di polizia quando è necessaria per lo svolgimento dei compiti istituzionali e comunque "nel rispetto delle disposizioni del codice di procedura penale.

L'articolo 13 ha ad oggetto la comunicazione dei dati a soggetti terzi stabilendo che la comunicazione a pubbliche amministrazioni o enti pubblici è consentita esclusivamente nei casi previsti da disposizioni di legge o di regolamento o, nel rispetto dei principi del Codice, quando è necessaria per l'adempimento di uno specifico compito istituzionale dell'organo, ufficio o comando e i dati personali sono necessari per lo svolgimento dei compiti istituzionali del soggetto ricevente. La comunicazione di dati personali a soggetti privati, invece, è consentita unicamente quando è necessaria per lo svolgimento di uno specifico compito istituzionale da parte dell'organo, ufficio o comando per le finalità di polizia.

L'articolo 14 è dedicato alla diffusione di dati e di immagini personali. La diffusione di dati personali, è consentita quando è necessaria per le finalità di polizia, fermo restando l'obbligo del segreto di cui all'articolo 329 cod. proc. pen. e fatti salvi i divieti previsti da altre disposizioni di legge o di regolamento; essa è comunque effettuata nel rispetto della dignità della persona. Quanto alla diffusione di immagini personali, è consentita solo qualora la persona interessata abbia espresso il proprio consenso, o se è necessaria per la salvaguardia della vita o dell'incolumità fisica, ovvero se è giustificata da necessità di giustizia o di polizia, fermo restando che essa debba essere comunque effettuata con modalità tali da preservare la dignità della persona.

L'articolo 15, dedicato alle "condizioni" della comunicazione e della diffusione dei dati, richiama i principi di esattezza, aggiornamento e completezza dei dati personali.

L'articolo 22, è dedicato alla "videosorveglianza". Si evidenzia come ad oggi non si rinvenga - né nel Codice né altrove - una definizione di tale trattamento (comunque definibile come la rilevazione o registrazione a distanza, svolta in modo continuativo, di immagini riproducenti persone che possano essere direttamente o indirettamente identificate), né tanto meno una analitica disciplina, la quale pertanto deve ricavarsi dai principi e dalle regola generali fissate dallo stesso Codice, oltre che dalla "giurisprudenza" del Garante. Viene stabilito rispettivamente che l'utilizzo dei sistemi di videosorveglianza è consentito ove necessario per le finalità di polizia e a condizione che non comporti un'ingerenza ingiustificata nei diritti e nelle libertà fondamentali delle persone interessate e che debbano essere raccolti esclusivamente i dati strettamente necessari per le anzi dette finalità, registrando esclusivamente le immagini indispensabili. Le stesse considerazioni, in ordine alla carenza di una specifica disciplina nel Codice, valgono per le attività di ripresa fotografica, video e audio effettuata per finalità di polizia. Una specifica previsione alle riprese effettuate attraverso aeromobili a pilotaggio remoto (c.d. "droni"), stabilisce in considerazione della particolare invasività e pericolosità di tale modalità di captazione delle immagini, che detti trattamenti debbano intendersi ricompresi tra quelli comportanti rischi specifici.

L'articolo 24 detta misure particolari per il trattamento di dati effettuato con la videosorveglianza, la ripresa fotografica, video e audio, effettuata per finalità di polizia. Stabilisce che il trattamento debba avvenire in modo da ridurre al minimo l'utilizzazione di dati relativi a persone identificabili; prevede che siano individuati diversificati livelli di visibilità e di trattamento delle immagini da parte degli incaricati del trattamento, i quali potranno essere autorizzati, in ragione degli specifici compiti svolti, esclusivamente al compimento di determinate operazioni; dispone l'adozione di specifiche misure di sicurezza contro i rischi di accesso abusivo sanzionabile ai sensi dell'articolo 615-ter cod. pen.

L'articolo 26 enuncia i diritti dell'interessato, il quale può chiedere conferma dell'esistenza di dati che lo riguardano, la loro comunicazione in forma intelligibile e, in caso di violazioni, il loro aggiornamento, rettifica, cancellazione o trasformazione in forma anonima. L'organo, ufficio o comando di polizia investito della richiesta può omettere di provvedere sulla stessa, dandone informazione al Garante, ove ciò possa pregiudicare azioni o operazioni a tutela dell'ordine o della sicurezza pubblica o di prevenzione e repressione dei reati o esporre a rischio la sicurezza dello Stato, la persona interessata o i diritti e le libertà di terzi.

L'articolo 29, dedicato alla disciplina dei controlli, fa innanzi tutto richiamo anche per i trattamenti disciplinati da presente regolamento all'articolo 160 del Codice (e, quindi, alla necessità che gli accertamenti siano effettuati attraverso un componente designato dal Garante, piuttosto che dal personale dell'ufficio interessato (come avviene per i controlli ordinari); in secondo luogo è fissato l'obbligo per i titolari o responsabili del trattamento di adottare tutte le iniziative necessarie per dare tempestiva attuazione alle indicazioni del Garante.

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Distanze minime in caso di demolizione e ricostruzione

Solo i nuovi edifici devono rispettare le distanze minime previste dal DM 1444/1968. Questi limiti non valgono negli interventi di demolizione e ricostruzione. Questo è ciò che ha affermato il Consiglio di Stato nella sentenza 4337/2017.

Una costante giurisprudenza afferma che la disposizione contenuta nell'art. 9 del D.M. n. 1444 del 1968 (regolamento sui limiti inderogabili di densità edilizia, di altezza, di distanza fra i fabbricati e rapporti massimi tra spazi destinati agli insediamenti residenziali e produttivi ecc.), che prescrive la distanza di dieci metri che deve sussistere tra edifici antistanti, abbia carattere inderogabile, poiché si tratta di una norma imperativa, la quale predetermina in via generale ed astratta le distanze tra le costruzioni, in considerazione delle esigenze collettive connesse ai bisogni di igiene e di sicurezza; tali distanze sono coerenti con il perseguimento dell'interesse pubblico e non con la tutela del diritto reale dei proprietari degli immobili confinanti alla nuova costruzione, tutela che è invece assicurata dalla disciplina predisposta, anche in tema di distanze, dal codice civile.

Bisogna osservare che la disposizione dell'art. 9 n. 2 del D.M. n. 1444, riguarda "nuovi edifici", intendendosi per tali gli edifici o parti e/o sopraelevazioni di essi "costruiti per la prima volta" e non già edifici preesistenti, per i quali, in sede di ricostruzione, non avrebbe senso prescrivere distanze diverse.

Secondo il Consiglio di Stato, sentenza n.4337/2017, il discrimine in tema di distanze, (con l'introduzione del limite inderogabile di 10 m.), nella ratio dell'art. 9, non è dato dalla differenza tra zona A ed altre zone, quanto tra costruzione del tutto nuova (ordinariamente non ipotizzabile in zona A) e ricostruzione di un immobile preesistente.

E' evidente come la previsione del limite inderogabile di distanza riguarda immobili o parti di essi costruiti (anche in sopra elevazione) "per la prima volta" (con riferimento al volume e alla sagoma preesistente), ma non può riguardare immobili che costituiscono il prodotto della demolizione di immobili preesistenti con successiva ricostruzione.

Il concetto di "nuova costruzione", utilizzato dal DPR n. 380/2001, per verificare la compatibilità dell'intervento con le disposizioni urbanistiche sopravvenute (che non sarebbero invece applicabili in caso di edifici preesistenti, oggetto di interventi diversamente qualificabili), ovvero per renderlo assoggettabile a permesso di costruire, non esplica effetti ai fini dell'applicabilità dell'art. 9 DM n. 1444/1968, e ciò in quanto per l'applicazione del limite inderogabile della distanza ivi previsto ciò che rileva, come si è detto, non è la formale definizione dell'intervento, ma il dato concreto della preesistenza di un immobile a distanza inferiore da quella prevista da detta norma, che consente di realizzare la costruzione alle distanze preesistenti.

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Furto tentato o consumato

La qualificazione del furto in reato tentato o consumato. Una recentissima giurisprudenza della cassazione penale, in merito.

Una recente sentenza della Cassazione penale la n. 45904 del 2017, pubblicata il 05/10/2017, ha ribadito che costituisce furto consumato, e non tentato, la condotta di colui che, subito dopo essersi impossessato della refurtiva, venga inseguito e bloccato dalla polizia giudiziaria che lo aveva osservato a distanza, in quanto il criterio distintivo tra consumazione e tentativo risiede nella circostanza che l'imputato consegua, anche se per breve tempo, la piena, autonoma ed effettiva disponibilità della refurtiva.

Il fatto ha riguardato il furto di un autovettura avvenuto in un parcheggio monitorato a distanza dalla polizia giudiziaria, da parte di due soggetti che forzando la portiera del veicolo, entravano nel medesimo, si allontanavano a bordo dell'auto, ma venivano fermati dagli ufficiali di P.G. e trovati in possesso di vari attrezzi; poco distante venivano rinvenute due borse abbandonate, che la proprietaria dell'autovettura , successivamente sopraggiunta, riconosceva come proprie.

La recente decisione conferma un precedente della V sezione della Cassazione penale, sent. n. 26749/2016, secondo la quale "Integra il reato di furto con destrezza nella forma consumata la condotta di colui che, subito dopo essersi impossessato di una borsa, approfittando della disattenzione della persona offesa, venga inseguito e bloccato dalla polizia giudiziaria che lo aveva osservato a distanza, in quanto il criterio distintivo tra consumazione e tentativo risiede nella circostanza che l'imputato consegua, anche se per breve tempo, la piena, autonoma ed effettiva disponibilità della refurtiva. L'osservazione a distanza da parte degli agenti non aveva rilevanza ai fini della configurabilità del reato nella forma tentata, in quanto tale "studio" non solo non era avvenuto ad opera della persona offesa - che di nulla si era accorta, allontanandosi dal posto - ma, neppure, gli aveva impedito di far sua la borsa della vittima, prima di essere arrestato".

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Disciplina della propaganda elettorale

Prontuario delle principali violazioni in materia

Permesso di costruire in sanatoria

Il permesso di costruire in sanatoria edilizia estingue solo le violazioni delle norme urbanistiche e non quelle relative alla disciplina delle costruzioni in zona sismica. Questo è quanto ha stabilito la Cassazione Penale con la sentenza 30654/2017.

Per consolidata giurisprudenza, il conseguimento del permesso di costruire in sanatoria ai sensi del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, art. 36, comporta l'estinzione dei soli reati contravvenzionali previsti dalle norme urbanistiche vigenti, nella cui nozione non rientra la disciplina per le costruzioni da eseguirsi nelle zone sismiche, che protegge un diverso bene giuridico, che è quello riguardante il corretto assetto del territorio.

Pure in presenza di un apparato sanzionatorio meno severo, la violazione dei "provvedimenti per le costruzioni con particolari prescrizioni per le zone sismiche", comporta infatti la sanzione penale dell'ammenda da euro 206 a euro 10.329, rispetto a quello delle violazioni alle norme urbanistiche, che comporta una sanzione penale dell'arresto fino a due anni e l'ammenda da 10328 a 103290 euro, nei casi di esecuzione dei lavori in totale difformità o assenza del permesso o di prosecuzione degli stessi, è la diversa oggettività giuridica che non estingue i reati riguardanti la disciplina delle costruzioni nelle zone sismiche.

La terza sezione della Cassazione penale respinge quindi il ricorso avverso una sentenza di Tribunale, che condannava la proprietaria e committente che aveva iniziato i lavori di realizzazione di un locale seminterrato, sito in zona sismica, senza darne preavviso scritto al competente Sportello Unico per l'edilizia.

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Autorizzazione paesaggistica semplificata

La circolare applicativa del regolamento riguardante gli interventi esclusi dall'autorizzazione paesaggistica o sottoposti a procedura semplificata.

Interscambio dati identificativi veicoli immatricolati UE

La procedura di interscambio dei dati di immatricolazione dei veicoli circolanti nei Paesi UE, è entrata in vigore nel 2016, quando è stata recepita dal Decreto Legislativo 4 marzo 2014, n. 37, la Direttiva 2011/82, sostituita con la Direttiva 2015/413. Il 18 Maggio 2016 il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti aveva in quel periodo emanato una circolare a tal proposito. Ora interviene il Ministero dell'Interno, Dipartimento della Pubblica Sicurezza, Direzione Centrale per la Polizia Stradale che con la Circolare 300/ A/6806/17 /111/44 del 12/09/2017, puntualizza con maggior dettaglio i vari aspetti della procedura.

La direttiva, ricorda il Ministero, è stata emanata al fine di agevolare l'applicazione transfrontaliera delle sanzioni riguardanti le violazioni che sono state accertate da remoto, di uno Stato membro diverso da quello d'immatricolazione del veicolo, in particolare quelle connesse ad incidenti stradali gravi, realizzando un sistema di scambio di informazioni, definito Cross Border, per alcune specifiche infrazioni, che consente allo Stato membro in cui è stata commessa l'infrazione, di conoscere i dati identificativi degli intestatari dei veicoli immatricolati negli altri Paesi UE.

La direttiva è applicabile solo ad un gruppo di otto violazioni, valutate come particolarmente pericolose, per la sicurezza della circolazione stradale, considerando che le legislazioni dei vari stati membri puniscono alcune di queste violazioni con una sanzione penale, mentre altri prevedono per la medesima fattispecie una sanzione amministrativa. Le fattispecie sono:

a) l'eccesso di velocità: riguardante sia il superamento dei limiti di velocità ex art. 142, che la velocità non commisurata alle caratteristiche o condizioni della strada e in determinati tratti (intersezioni, scuole);

b) il mancato uso della cintura di sicurezza: riferendosi ai sistemi di ritenuta dei conducenti, dei passeggeri e dei bambini;

c) il mancato arresto davanti a un semaforo rosso: che riguarda sia il proseguimento della marcia con luce semaforica rossa, sia il mancato arresto alle segnalazioni degli agenti del traffico o al segnale di stop;

d) la guida in stato di ebbrezza: che riguarda tutte le fattispecie sia penali che amministrative;

e) la guida sotto l'influenza di sostanze stupefacenti;

f) il mancato uso del casco protettivo: che riguarda le ipotesi di mancato o non corretto utilizzo e non le ipotesi delle infrazioni riguardanti le omologazioni;

g) la circolazione su una corsia vietata;

h) l'uso indebito di telefono cellulare o di altri dispositivi di comunicazione durante la guida.

il Punto di Contatto Nazionale per l'interscambio dei dati con i vari Paesi UE è rappresentato dalla Direzione Generale per la Motorizzazione del Dipartimento per i Trasporti, la Navigazione, gli Affari Generali ed il Personale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

La procedura per lo scambio delle informazioni prevede che gli organi di polizia, di cui all'articolo 12 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, trasmettano al Punto di Contatto Nazionale, via collegamento telematico, le richieste dei dati relativi ai veicoli immatricolati negli altri Stati dell'Unione. Il Punto di Contatto Nazionale, a sua volta, inoltra tali richieste ai Punti di Contatto degli Stati membri di immatricolazione dei veicoli e fornisce le informazioni ottenute all'organo di polizia richiedente. Quest'ultimo, una volta individuato l'intestatario, il proprietario del veicolo o la persona altrimenti individuata quale autore dell'infrazione commessa, provvede a notificare, all'indirizzo del soggetto individuato, la lettera di informazione di cui all'articolo 6 del Decreto Legislativo 4 marzo 2014, n. 37, redatta secondo il modello riportato nell'allegato II alla direttiva stessa.

Alla lettera di informazione è allegato un modulo di risposta con il quale l'intestatario del veicolo può:

- confermare di avere commesso l'infrazione rilevata, perfezionando la notifica del verbale;

- disconoscerla illustrandone i motivi, anche se ciò non costituisce una forma di ricorso al verbale;

- indicare le generalità e i dati della patente dell'effettivo trasgressore e se gli elementi saranno sufficienti, a costui verrà inviato il verbale e la lettera;

Verrà inviata segnalazione al Ministero Infrastrutture e Trasporti e al Prefetto del luogo della commessa violazione, per i provvedimenti di inibizione, nel caso di violazioni che comportino la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente.

Parimenti, gli organi di polizia dei Paesi membri interrogano il Punto di Contatto Nazionale italiano, che detiene l'Archivio nazionale dei veicoli, per ottenere le informazioni sui veicoli immatricolati in Italia che compiono violazioni alla circolazione nei territori dei Paesi UE.

La Direzione Generale per la Motorizzazione, in qualità di Punto di Contatto Nazionale, ha reso disponibile per gli organi di polizia, sul proprio portale www.ilportaledellautomobilista.it, l'applicazione informatica per l'inoltro ai Paesi UE delle richieste di informazioni sui veicoli.

L'accesso a tale applicazione è consentito, a titolo gratuito, a tutte le forze di polizia, sia a quelle già accreditate sul portale per i procedimenti relativi alla "patente a punti", sia a quelle autorizzate alla consultazione dei dati sui veicoli immatricolati in Italia.

La Direttiva (UE) 2015/413, introduce l'obbligo di informazione sulle conseguenze giuridiche dell'infrazione, a carico dello Stato in cui è stata accertata, a favore dell'intestatario del veicolo, con la forma della notifica di persona residente all'estero, come previsto dall'art. 201 C.d.S. La notifica quindi deve essere effettuata entro 360 giorni dall'accertamento a mezzo degli organi di polizia stradale, dei messi comunali o dei funzionari dell'amministrazione che hanno accertato la violazione con le modalità previste dal c.p.c., o a mezzo posta secondo le specifiche norme.

Permangono le lacune in merito alle modalità di pagamento e di riscossione coattiva delle sanzioni amministrative pecuniarie.

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Ordinanze ex art. 192 del Testo unico ambientale

Il Consiglio di Stato con la sentenza n. 4230 pubblicata il 6/9/2017 (Cons. Stato Sez. V, Sent., (ud. 27-06-2017), indica nel sindaco l'autorità competente ad emanare l'ordinanza ex art. 192 del TUA di rimozione, recupero o smaltimento dei rifiuti e ripristino dello stato dei luoghi. L'ordinanza oggetto dell'impugnazione era stata emanata dal dirigente di settore, per cui il destinatario aveva prima proposto ricorso al T.A.R., che lo aveva respinto, aveva quindi proposto appello al Consiglio di Stato che accoglie il ricorso motivandolo nel seguente modo:

Pur essendo l'atto emanato medio tempore (l'ordinanza risale al 2005), rispetto all'entrata in vigore del testo unico ambientale che risale al 2006, che prevede al comma 3 dell'art. 192 la competenza a emanare l'ordinanza in capo al sindaco e successiva al TUEL che stabilisce all'art. 107 che "spettano ai dirigenti tutti i compiti, compresa l'adozione degli atti e provvedimenti amministrativi che impegnano l'amministrazione verso l'esterno, non ricompresi espressamente dalla legge o dallo statuto tra le funzioni di indirizzo e controllo politico-amministrativo", il Consiglio di Stato a riforma parziale degli ordinamenti assunti, ritiene che anche per il periodo intermedio, post TUEL e ante Testo unico ambientale, si debba riconoscere nel sindaco l'autorità competente a emanare questi provvedimenti.

In primis perché l'art. 192 del codice ambientale riproduce l'art. 14 del decreto Ronchi pressoché testualmente.

In secondo luogo perché l'art.264, comma 1, lettera i), del codice ambientale, nel disporre l' abrogazione esplicita del decreto Ronchi, reca altresì una norma in materia di provvedimenti attuativi a testimonianza della volontà del legislatore di evitare ogni discontinuità - salvo ove espressamente disposto - nel passaggio dal decreto Ronchi al codice ambientale.

Gli elementi sopra illustrati inducono a ritenere che si debba applicare al caso in questione, il principio di specialità: "Per il principio di specialità, che prevale sul principio ordinario di successione cronologica delle norme, le disposizioni posteriori non comportano l'abrogazione delle precedenti, ove queste ultime disciplinano diversamente la stessa materia in un campo particolare."

In definitiva, il Consiglio di Stato ritiene che la volontà del legislatore vada ricostruita nel senso di affermare la competenza del sindaco ad emanare le ordinanze in materia di rimozione di rifiuti, del decreto Ronchi, anche successivamente all'entrata in vigore del TUEL e fino all'entrata in vigore del il D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 (codice ambientale), che ha ribadito tale competenza.

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Il deposito incontrollato e il deposito temporaneo di rifiuti, la recente giurisprudenza sull'argomento

Il deposito temporaneo è il raggruppamento dei rifiuti effettuato, prima della raccolta, nel luogo in cui gli stessi sono prodotti, da intendersi quale l'intera area in cui si svolge l'attività che ha determinato la produzione dei rifiuti. Questa è un'attività prevista e consentita dal testo unico ambientale. Quando però il raggruppamento di rifiuti, che pure avviene nel luogo di produzione, si trasforma in un accumulo alla rinfusa consistente in un quantitativo di rifiuti eterogenei, come nella fattispecie presa di recente in esame dalla terza sezione della Cassazione penale (Cass. pen. Sez. III, Sent., 12-09-2017, n. 41524), si configura l'ipotesi contravvenzionale del reato di deposito incontrollato di rifiuti. Il caso trattato riguardava un "accumulo disordinato di rifiuti, composto da autocarri in disuso, batterie, pneumatici, pezzi di ferro, motori smontati, plastiche, bidoni contenenti sostanze solide, legname, eternit", presso un'area in cui era ubicata un officina meccanica. Pur ricorrendo i requisiti dell'ubicazione e della quantità, non poteva configurarsi l'ipotesi del deposito temporaneo, che comunque richiede l'effettuazione di un raggruppamento per categorie omogenee di rifiuti e nel rispetto delle relative norme tecniche, nonché, per i rifiuti pericolosi, nel rispetto delle norme che disciplinano il deposito delle sostanze pericolose in essi contenute.

La terza sezione riconferma la precedete decisione adottata per un caso analogo dalla medesima sezione, nel 2011 (Cass. pen. Sez. III, Sent., 19-04-2011, n. 15593).

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Trasporti eccezionali, direttiva sulle autorizzazioni

La direttiva emanata dopo l'episodio del crollo del cavalcavia di Lecco, intende chiarire e riordinare, in base alle leggi vigenti, i principali adempimenti per i trasporti eccezionali. La direttiva richiama le norme del codice della strada e del relativo regolamento, già vigenti, che dovranno essere puntualmente rispettate.

Il documento premette che persistono difformità applicative da parte degli enti preposti al rilascio delle autorizzazioni e che non sempre nelle istruttorie riguardanti il rilascio delle autorizzazioni al transito di veicoli e trasporti eccezionali, risultano verifiche circa la compatibilità degli schemi di carico previsti per lo specifico trasporto, con le caratteristiche strutturali delle opere d'arte comprese nell'itinerario autorizzato, e che non sempre gli enti proprietari o concessionari di strade dispongono di complete e dettagliate conoscenze sulle caratteristiche strutturali delle opere d'arte comprese nelle strade da loro gestite, rimarca a tal proposito l'importanza della norma fondamentale che è contenuta nel comma 10 dell'art. 10 del codice della strada, secondo la quale "l'autorizzazione può essere data solo quando sia compatibile con la conservazione delle sovrastrutture stradali, con la stabilità dei manufatti e con la sicurezza della circolazione. In essa sono indicate le prescrizioni nei riguardi della sicurezza stradale"

Indica il dovere agli enti preposti al rilascio delle autorizzazioni alla circolazione di trasporti e di veicoli eccezionali, di istituire e pubblicare il catasto stradale della rete viaria di loro competenza, aggiornando i dati relativi allo stato tecnico e giuridico della stessa, ivi comprese le caratteristiche di percorribilità da parte dei mezzi d'opera e tutte le informazioni necessarie per il tempestivo rilascio delle autorizzazioni, con particolare riferimento alle eventuali opere d'arte ( norma già prevista dall'art. 226 del Codice, e degli articoli 20 e 401, comma 2, del Regolamento codice della strada).

Nei casi in cui lungo la rete stradale dell'ente preposto al rilascio delle autorizzazioni alla circolazione di veicoli e trasporti eccezionali, siano presenti opere d'arte, quali ad esempio cavalcavia stradali o ferroviari, che realizzano l'interferenza tra due infrastrutture per le quali la proprietà delle strutture non coincide con la proprietà della sovrastruttura stradale, il medesimo ente dovrà richiedere ai proprietari e gestori delle strutture una generale indicazione di carico limite ammissibile per le stesse, in assenza o associato a specifiche prescrizioni di transito. La percorribilità dell'opera oltre tale limite dovrà essere puntualmente verificata dall'ente proprietario o gestore delle strutture, sulla base dello schema di carico previsto trasmesso dall'ente preposto alla autorizzazione al transito.

Richiama l'istruttoria preventiva - prevista dai commi 9 e 10 dell'art. 10 del Codice. Tale attività di carattere specialistico, deve essere condotta da personale tecnico appositamente formato e addestrato, con specifico riferimento anche ai controlli da effettuare sulla documentazione necessaria per ottenere l'autorizzazione.

Sono autorizzabili solo masse eccezionali inferiori o uguali al carico massimo sopportabile in sicurezza dalla infrastruttura, ed in particolare rispetto alle opere d'arte.

Particolare attenzione a tale fine dovrà essere dedicata alle opere d'arte che sono state progettate e realizzate in passato, per carichi mobili inferiori a quelli adottati nelle norme più recenti, o progettate per categorie di transito non compatibili con quello di veicoli o trasporti eccezionali per massa, o che più in generale, per vetustà o per condizioni di degrado dovute a scarsa manutenzione o per altre cause, non consentono transiti eccezionali con adeguate condizioni di sicurezza.

Il rilascio del nulla osta, da parte degli enti proprietari, presuppone l'espletamento di una analoga attività istruttoria, che non può essere legittimamente surrogata da dichiarazioni demandate al richiedente l'autorizzazione, in particolare quelle riferite alla idoneità dei manufatti e delle opere d'arte esistenti lungo le strade che sono interessate dal transito.

Ad istruttoria conclusa, nell'autorizzazione dovranno essere indicati esplicitamente i percorsi e gli elenchi di strade compatibili con il transito.

Nel caso gli enti proprietari o gestori delle strade ritenessero che il percorso individuato dal richiedente l'autorizzazione, o quello previsto nella richiesta di nulla osta da parte di altri enti, non consenta il transito del veicolo o trasporto eccezionale con adeguate condizioni di sicurezza, dovranno individuare, anche avvalendosi di indicazioni del richiedente, un percorso alternativo su strade di loro proprietà o sotto la loro gestione, oppure, se tale percorso non sia individuabile entro la rete di competenza, invitare tempestivamente il richiedente alla ricerca di un percorso alternativo, e rinnovare la domanda di autorizzazione.

Richiama il coordinamento tra enti, citando l'articolo 14, comma 1, del Regolamento, che prevede l'adozione di procedure telematiche e l'istituzione di sportelli unici per l'accettazione e la gestione delle domande e il rilascio delle autorizzazioni, anche a fini di coordinamento e di scambio di informazioni.

Richiama le prescrizioni, di cui all'articolo 16, comma 1, del Regolamento che indica, con elencazione esemplificativa e non esaustiva, le prescrizioni da imporre nell'autorizzazione ai fini della tutela del patrimonio stradale e della sicurezza della circolazione

Richiama la tutela della strada, rammentando che ai sensi dell'articolo 13, comma 8, del Regolamento, qualora siano necessari particolari accorgimenti tecnici o particolari cautele atte a salvaguardare le opere stradali, può essere prescritto un servizio di assistenza tecnica i cui compiti sono limitati ad interventi di carattere tecnico sulle opere stradali, da parte di personale dell'ente proprietario o gestore, o, in caso di impossibilità, da parte di idonea impresa esterna sotto la sorveglianza e la responsabilità dell'ente.

Sono esclusi gli interventi di regolazione della circolazione e di scorta dei veicoli, che devono essere invece attuati dagli organi di polizia stradale o dal personale abilitato di cui all'articolo 12, comma 3-bis, del Codice, anche se relativi al solo transito sulle opere d'arte a seguito di prescrizioni riguardanti la velocità e le modalità con le quali il medesimo deve essere effettuato.

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Misure in materia di occupazioni arbitrarie di immobili

La direttiva del Ministero dell'Interno, datata 1 settembre 2017, fornisce gli indirizzi su come operare gli sgomberi di immobili occupati abusivamente. Interviene dopo la direttiva del 18 agosto 2017, che riguardava però tutti gli aspetti del decreto sicurezza. In questa circolare sono definite unicamente e più ampiamente le modalità operative sullo sgombero degli immobili occupati abusivamente. La materia, viene specificato, in entrambe le direttive, riguarda i fatti che concretizzano il reato di invasione di edifici ex art. 633 c.p. e non l'esecuzione di sfratti di fine locazione.

Viene ricordato che deve essere messa al primo posto la prevenzione del formarsi di tali fenomeni, attraverso la vigilanza sul territorio, al fine di prevenire o di intervenire nell'immediatezza dell'illegalità, per evitare che il fenomeno si espanda, diventando poi più complesso da sradicare. Si pensi all'occupazione abusiva di immobili che in un primo momento viene portata a compimento da pochi soggetti, che ancora occupano con i soli primi effetti personali, un immobile, rispetto al fenomeno radicato in cui una serie di soggetti o intere famiglie che hanno già occupato abusivamente uno stabile da tempo, con l'inserimento di mobili, giacigli, effetti personali, trasformandolo nella loro dimora. In questa ultima ipotesi gli sgomberi sono sicuramente più complessi.

In sede di cabina di regia del Ministero, con il concorso dei prefetti e dei rappresentanti locali, verrà fatta, ai fini di un riutilizzo a fini abitativi, la ricognizione degli immobili delle pubbliche amministrazioni inutilizzati, compresi quelli sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata.

Esiste poi il problema degli sgomberati e di una loro ricollocazione. A tal fine in sede di comitato metropolitano, i prefetti promuovono la mappatura delle singole criticità, per quanto riguarda la tipologia degli immobili occupati e le categorie dei soggetti presenti. Nel contempo verificano le capacità assistenziali delle autonomie e la loro programmazione di carattere finanziario sulla materia.

La pianificazione degli sgomberi, avverrà poi in sede di comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, sulla base degli elementi emersi in sede di comitato metropolitano.

Nella definizione degli sgomberi, i prefetti dovranno valutare le problematiche inerenti la tutela dei nuclei familiari in condizioni di disagio e coinvolgere gli enti territoriali (Regioni e Comuni) al fine di definire le misure da adottare, in conseguenza degli sgomberi degli immobili occupati arbitrariamente.

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Edilizia, materiali non conformi le nuove sanzioni amministrative e penali

La normativa introdotta dal D.Lgs 106/2017, ad adeguamento della normativa nazionale, alle disposizioni del regolamento (UE) n. 305/2011, che fissa condizioni armonizzate per la commercializzazione dei prodotti da costruzione, interessa in massima parte apposite autorità di controllo e coloro che costruiscono e commerciano tali materiali.

L'art. 20 del D.Lgs è invece specificamente rivolto alle figure di coloro che sono responsabili dell'impiego dei materiali da costruzione, per cui individua specifiche responsabilità in capo al:

costruttore,

direttore dei lavori,

direttore dell'esecuzione,

collaudatore,

che, nell'ambito delle specifiche competenze, sono responsabili per utilizzi di prodotti non conformi alle norme sulla dichiarazione di prestazione e marcatura CE del regolamento (UE) n. 305/2011 e per l'impiego di prodotti non conformi alla normativa tecnica per l'edilizia, stabilendo per:

- il mancato utilizzo di prodotto non conformi, la sanzione amministrativa pecuniaria da 4.000 euro a 24.000 euro; salvo che il fatto costituisca più grave reato;

- Il mancato utilizzo di prodotti non conformi destinati a uso strutturale o a uso antincendio, la pena dell'arresto sino a sei mesi e l'ammenda da 10.000 euro a 50.000 euro.

Sanzioni meno gravose sono previste per il progettista dell'opera che prescrive prodotti non conformi in violazione di una delle disposizioni in materia di dichiarazione di prestazione e marcatura CE, oppure di materiali non conformi alla normativa tecnica per l'edilizia. Il progettista, per tali violazioni, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 2.000 euro a 12.000 euro, salvo che il fatto costituisca più grave reato. Per il medesimo fatto è punito con l'arresto sino a tre mesi e con l'ammenda da 5.000 euro a 25.000 euro, qualora la prescrizione riguardi prodotti e materiali destinati a uso strutturale o a uso antincendio.

Nel ruolo di controllo del rispetto della normativa tecnica per l'edilizia, il responsabile ed i funzionari preposti dell'ufficio tecnico, svolgono anche la verifica della conformità dei materiali utilizzati, alla normativa introdotta dal D.Lgs 106/2017.

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Edilizia, la modulistica unificata e standardizzata

Le azioni di semplificazione previste in edilizia hanno riguardato:

- la creazione dei modelli unici semplificati e le istruzioni standardizzate;

- la semplificazione paesaggistica per gli interventi di lieve entità;

- la digitalizzazione delle procedure;

- il regolamento edilizio unico;

Per quanto riguarda la modulistica unificata e standardizzata, l'Intesa tra il Governo, le Regioni e gli Enti locali, sancita nell'ambito della Conferenza Unificata del 4 maggio 2017, per l'adozione dei modelli unificati e standardizzati, ha approvato la modulistica relativa a:

- CILA;

- SCIA e SCIA alternativa al permesso di costruire (nelle regioni che hanno disciplinato entrambi i titoli abilitativi i due moduli possono essere unificati);

- Comunicazione di inizio lavori (CIL) per opere dirette a soddisfare obiettive esigenze contingenti e temporanee;

- Soggetti coinvolti (allegato comune ai moduli CILA, SCIA e CIL);

- Comunicazione di fine lavori;

- SCIA per l'agibilità;

Le amministrazioni comunali, avevano l'obbligo di pubblicare sul loro sito istituzionale, entro e non oltre il 30 giugno 2017, i moduli unificati e standardizzati.

La successiva Intesa tra il Governo, le Regioni e gli Enti locali, sancita nell'ambito della Conferenza Unificata del 6 luglio 2017 per l'adozione dei modello unificato e standardizzato in materia di attività edilizia relativo al Permesso di Costruire, ha completato la modulistica prevedendo che le Regioni adeguino i contenuti contrassegnati come variabili entro il 30 settembre 2017, in relazione alle specifiche normative regionali e che i Comuni adeguino in ogni caso la modulistica in uso, entro il 20 ottobre 2017.

In osservanza di quanto stabilito, la maggior parte delle regioni ha approvato la modulistica edilizia unificata e standardizzata, contenuta in una serie di allegati, così articolata:

- Comunicazione di Inizio lavori (CIL) - per opere dirette a soddisfare obiettive esigenze contingenti e temporanee e ad essere immediatamente rimosse al cessare della necessità e, comunque, entro un termine non superiore a novanta giorni);

- "Modulo unico" da compilare, a cura del titolare, per: Comunicazione di inizio lavori asseverata (CILA), Segnalazione Certificata di inizio attività (SCIA), Segnalazione Certificata di inizio attività alternativa al permesso di costruire (SCIA ALTERNATIVA), Permesso di Costruire (PdC);

- Relazione tecnica di Asseverazione da compilare, a cura del professionista, per: Comunicazione di inizio lavori asseverata (CILA), Segnalazione Certificata di inizio attività (SCIA), Segnalazione Certificata di inizio attività alternativa al permesso di costruire (SCIA ALTERNATIVA), Permesso di Costruire (PdC);

- Soggetti coinvolti;

- Comunicazione di fine lavori;

- Comunicazione di inizio lavori asseverata (CILA);

- Segnalazione Certificata di inizio attività (SCIA);

- Segnalazione certificata di inizio attività alternativa al Permesso di Costruire (SCIA ALTERNATIVA);

- Permesso di Costruire (PdC);

- Segnalazione Certificata per l'Agibilità (SCIA per l'AGIBILITA');

Pini Massimo

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Interventi di restauro e risanamento conservativo, modifica della definizione

L'art. 65 bis del D.L. 50/2017, come modificato dalla L. 96/2017, introduce la possibilità del mutamento di destinazione d'uso, anche per gli interventi di restauro e risanamento conservativo. Questa possibilità non era prima consentita per questi tipi di intervento.

La sostituzione della frase "ne consentano destinazioni d'uso con essi compatibili" in "ne consentano anche il mutamento delle destinazioni d'uso purché con tali elementi compatibili, nonché conformi a quelle previste dallo strumento urbanistico generale e dai relativi piani attuativi", comporta che qualora gli interventi prevedano la conservazione dell'organismo edilizio e ad assicurino la funzionalità mediante un insieme sistematico di opere, nel rispetto degli elementi tipologici, formali e strutturali dell'organismo stesso, è possibile il mutamento della destinazione d'uso, con elementi compatibili e conformi ai PGT o PRG ed ai piani attuativi.

Tale modifica sarebbe avvenuta a seguito della sentenza della Cassazione penale Sez. III, Sent., 14-02-2017, n. 6873 che nella fattispecie trattata, ( accoglieva il ricorso del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Firenze avverso la sentenza di assoluzione per il reato di cui all'art. 44 lett. b) del D.P.R. 380/2001 di una serie di imputati), ha considerato necessario il titolo abilitativo del permesso di costruire, mancante nelle fattispecie, per lavori che potevano essere anche configurabili come restauro e risanamento conservativo, ad un palazzo ricadente in zona omogenea A, che però avevano comportato un mutamento di destinazione d'uso.

Tale precedente giurisprudenziale bloccava di fatto una serie di lavori edili in varie città italiane in zone omogenee A che potendo essere classificati come lavori di restauro e risanamento conservativo, mutando la destinazione d'uso di palazzi, comportavano la necessità del titolo abilitativo del Permesso di costruire e non della semplice S.C.I.A.

Pini Massimo

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Direttiva Minniti

Al fine di razionalizzare la dislocazione delle forze di polizia sul territorio, con l'obiettivo di ottimizzare le risorse disponibili e conferire maggiore impulso all'azione operativa, individuando nei comparti di specialità gli organi che per legge sono preposti all'espletamento dei servizi, la direttiva indica per il comparto di "Sicurezza stradale", nella Polizia di Stato, attraverso la specialità della Polizia Stradale, l'organo deputato, in autostrada per la "sicurezza stradale".

Per la viabilità ordinaria, le altre forze di polizia ed i corpi e servizi di polizia locale, concorrono con la Polizia Stradale, nello svolgimento dei servizi di polizia stradale. Tale compito spetta alla Polizia di Stato e dall'Arma dei Carabinieri a seconda della dislocazione dei loro presidi sul territorio.

All'interno dei centri urbani, anche al fine di consentire agli organi territoriali delle forze di polizia di effettuare una più efficace azione di prevenzione alla commissione dei reati e alla repressione delle condotte consumate, nell'alveo di una "leale collaborazione istituzionale", i corpi ed i servizi di polizia locale dovranno assumere un ruolo primario nello svolgimento dei servizi di polizia stradale, sulle arterie urbane. La circolare dice "lungo l'intero arco delle ventiquattro ore".

L'estensore della direttiva, rendendosi conto che nelle piccole e medie realtà dei corpi e servizi di polizia locale, l'attività in questo arco temporale non è realizzabile, precisa che il percorso è destinato in una prima fase a coinvolgere unicamente le città metropolitane ed i capoluoghi di provincia, le cui polizie locali dispongono di adeguate dotazioni organiche e professionalità.

Attualmente l'h 24 viene effettuato da comandi con un congruo numero di componenti, che solo i corpi delle città metropolitane e dei capoluoghi di provincia dispongono. Lo stesso riguardo alle squadre specialistiche dei rilievi di sinistri stradali, che diventano indispensabili soprattutto per gli aspetti di attività investigativa che richiedono particolari tipologie d'incidente, come quelli con fuga di coinvolti, dove gli operatori devono ricercare gli autori dei fatti.

Per queste realtà sono già in atto accordi raggiunti fra prefetture e sindaci in sede di comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, dove alle polizie locali, viene dato l'onere del rilievo dei sinistri stradali nella cerchia urbana, nell'arco delle ventiquattro ore.

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Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e all'ordinamento penitenziario

Il testo della "riforma Orlando" è diventato legge (L. 23-6-2017 n. 103), e riporta il titolo "Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e all'ordinamento penitenziario". E' stata pubblicata il 4 luglio 2017 ed in alcune sue parti entra in vigore il 3 agosto 2017.

INTRODUZIONE DELL'ISTITUTO DELL'ESTINZIONE DEL REATO PER CONDOTTE RIPARATORIE

Viene innanzitutto introdotto nel Titolo VI del codice penale, riguardante l' estinzione del reato e della pena, che prevede una serie di istituti quali la prescrizione e l'oblazione delle contravvenzione, il nuovo istituto dell'Estinzione del reato per condotte riparatorie, che segue in ordine di tempo, con l'intento di deflazionare il sistema, l'introduzione di due altri istituti che sono la sospensione del procedimento con messa alla prova e l'esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto.

L'istituto dell' Estinzione del reato per condotte riparatorie inserito con l'art. 162 ter nel c.p., consiste nella dichiarazione di estinzione del reato dichiarata dal giudice ad esito positivo delle condotte riparatorie. La dichiarazione può avvenire quando si verificano le sotto indicate condizioni, solo per i reati procedibili a querela soggetta a remissione (ad esempio nella violenza sessuale e negli atti persecutori con minaccia aggravata reiterata, non è ammissibile):

Sentite le parti e la persona offesa, quando l'imputato:

- ha riparato interamente, entro il termine massimo della dichiarazione di apertura del dibattimento, il danno cagionato dal reato;

- mediante le restituzioni o il risarcimento, e ha eliminato, ove possibile, le conseguenze dannose o pericolose del reato;

AUMENTI DI PENA PER REATI CHE DESTANO PARTICOLARE ALLARME SOCIALE

La riforma prevede poi aumenti di pena per reati che destano particolare allarme sociale:

416 ter c.p. Scambio elettorale politico-mafioso - la pena detentiva passa dai quattro a dieci anni a "da sei a dodici anni";

624 bis c.p. Furto in abitazione e furto con strappo - passa dalla reclusione da uno a sei anni e dalla multa da euro 309 a euro 1.032» alla reclusione da tre a sei anni ed alla multa da euro 927 a euro 1.500;

Se il reato è aggravato da una o più delle circostanze speciali previste dal 625 ovvero se ricorre una o più delle circostanze comuni indicate nell'art. 61, la pena passa dalla reclusione da tre a dieci anni e dalla multa da euro 206 a euro 1.549, alla pena della reclusione da quattro a dieci anni e della multa da euro 927 a euro 2.000;

625 c.p. Circostanze aggravanti del furto - La pena passa dalla reclusione da uno a sei anni e dalla multa da euro 103 a euro 1.032, alla reclusione da due a sei anni e della multa da euro 927 a euro 1.500;

628 c.p. Rapina - Per la rapina la pena passa dalla reclusione da tre a dieci anni e la multa da euro 516 a euro 2.065, alla reclusione da quattro a dieci anni e alla multa da euro 927 a euro 2.500. Per la rapina aggravata la pena passa dalla reclusione da quattro anni e sei mesi a venti anni ed alla multa da euro 1.032 a euro 3.098, alla reclusione da cinque a venti anni e alla multa da euro 1.290 a euro 3.098;

629 c.p. Estorsione - In forma aggravata, la pena detentiva passa da sei a venti anni a "da sette a venti anni";

Stabilisce modifiche alla disciplina della prescrizione prevista nel codice penale. Questa parte ha una rilevanza operativa per gli organi giudiziari.

DELEGA AL GOVERNO AD ADOTTARE, DECRETI LEGISLATIVI PER LA MODIFICA DELLA DISCIPLINA DEL REGIME DI PROCEDIBILITÀ PER TALUNI REATI E DELLE MISURE DI SICUREZZA PERSONALI E PER IL RIORDINO DI ALCUNI SETTORI DEL CODICE PENALE

Nel termine di un anno dalla data di entrata in vigore della legge 103/2017 il governo dovrà adottare decreti legislativi per la modifica del regime di procedibilità che preveda:

- la procedibilità a querela per i reati contro la persona puniti con la sola pena edittale pecuniaria o con la pena edittale detentiva non superiore nel massimo a quattro anni, sola, congiunta o alternativa alla pena pecuniaria, escludendo il delitto di violenza privata che rimane procedibile d'ufficio ( vi rientrano ad esempio, il reato di lesioni lievi, l'arresto illegale, l'indebita limitazione di libertà personale, l'abuso di autorità contro arrestati o detenuti, le perquisizioni o ispezioni personali arbitrarie, la violazione del domicilio da parte del pubblico ufficiale senza le formalità prescritte dalla legge, la detenzione e diffusione abusiva di codici di accesso a sistemi informatici o telematici ecc.)

- la procedibilità a querela per tutti i reati contro il patrimonio;

Per tutte queste fattispecie, rimane la procedibilità d'ufficio quando:

1) la persona offesa sia incapace per età o per infermità;

2) ricorrano circostanze aggravanti ad effetto speciale ( circostanze che comportano un aumento di pena superiore ad un terzo), ovvero le circostanze indicate nell'articolo 339 del codice penale (commessa con armi, o da persona travisata, o da più persone riunite, o con scritto anonimo, o in modo simbolico, o valendosi della forza intimidatrice derivante da segrete associazioni, esistenti o supposte, sia commessa mediante il lancio o l'utilizzo di corpi contundenti o altri oggetti atti ad offendere, compresi gli artifici pirotecnici, in modo da creare pericolo alle persone);

3) nei reati contro il patrimonio, il danno arrecato alla persona offesa sia di rilevante gravità;

La legge 103/2017, stabilisce modifiche a vari istituti. Le medesime coinvolgono in primis l'autorità giudiziaria, essere riguardano:

- La delega al governo a presentare, un decreto legislativo per la revisione della disciplina del casellario giudiziale nel termine di un anno dalla data di entrata in vigore della legge 103;

- Le modifiche alla disciplina della incapacità dell'imputato a partecipare al processo, del domicilio eletto;

- Le modifiche alla disciplina delle indagini preliminari e dell'archiviazione;

- Gli obblighi di relazione sulle misure cautelari;

- Le modifiche alla disciplina dell'impugnazione della sentenza di non luogo a procedere;

- Le modifiche alla disciplina dei procedimenti speciali;

- Le modifiche in materia di requisiti della sentenza;

- Le modifiche alle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale e alla normativa sull'organizzazione dell'ufficio del pubblico ministero;

- Le modifiche al codice antimafia;

- La riforma delle intercettazioni, delle impugnazioni e dell'ordinamento penitenziario;

Una modifica di interesse per la polizia giudiziaria, entrata in vigore il 3 agosto 2017, riguarda l'aggiunta nell'art 162 del c.p.p. sulla comunicazione del domicilio dichiarato o del domicilio eletto, del comma 4 bis il quale prevede che "L'elezione di domicilio presso il difensore d'ufficio non ha effetto se l'autorità che procede non riceve, unitamente alla dichiarazione di elezione, l'assenso del difensore domiciliatario".

A tal proposito è intervenuta una circolare del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Frosinone, (che può essere un riferimento utile a tutti gli organi di polizia giudiziaria), in cui è scritto che nel caso di mancato assenso del difensore domiciliatario, non è possibile dare luogo alla procedura prevista dall'art. 161 comma 4 del c.p.p., secondo la quale in caso di impossibilità di procedere alla notifica presso il domicilio dichiarato o eletto, ovvero in caso di inidoneità, mancanza o insufficienza della dichiarazione o elezione, le notificazioni sono eseguite mediante consegna al difensore. Al fine quindi di evitare di appesantire i procedimenti, per effettuare la ricerca di soggetti privi di recapiti agevolmente individuabili, visto che in caso di mancato assenso del difensore domiciliatario, non può seguire l'automatismo previsto dal 161 comma 4, è necessario acquisire immediatamente, dopo la dichiarazione di domicilio, contezza dell'assenso o meno del difensore domiciliatario al fine di vagliare o meno l'efficacia dell'elezione. E' necessario quindi che la polizia giudiziaria contatti il difensore con le vie ordinarie per ottenere almeno oralmente il consenso e nel caso di mancato consenso si provveda diversamente per la dichiarazione o elezione di domicilio in altro luogo. Delle operazioni deve darsi atto in apposito verbale.

Pini Massimo

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Modifiche al Testo Unico Ambientale, la nuova Valutazione di Impatto Ambientale

La Valutazione di Impatto ambientale (V.I.A.), è una procedura tecnico amministrativa finalizzata alla formazione di un giudizio di compatibilità nei confronti dell'ambiente, di nuove opere e/o modifiche sostanziali delle esistenti.

La V.I.A. è inserita in un procedimento autorizzatorio più generale di un opera, aperto alla partecipazione del pubblico. A seguito di un istruttoria a carattere tecnico scientifico interdisciplinare, essa si conclude in un giudizio preventivo in ordine alla compatibilità ambientale di un progetto la cui realizzazione potrebbe incidere profondamente sull'ambiente globalmente considerato.

La V.I.A. individua e descrive lo stato di fatto e valuta lo stato di progetto. Essa si fonda su una previsione di possibili effetti perturbativi della situazione ambientale iniziale, ovvero degli impatti generati dalla realizzazione del progetto.

La distinzione con l'autorizzazione integrata ambientale (A.I.A.) è che quest'ultimo provvedimento incide specificamente sugli aspetti gestionali dell'impianto, mentre la procedura di V.I.A. investe, più propriamente, i profili localizzativi e strutturali.

Il D.Lgs 152 del 2006 riordina la normativa esistente in materia di Valutazione di Impatto Ambientale, ed introduce la Valutazione Ambientale Strategica. Altri due provvedimenti attuano modifiche alla materia e sono il D.Lgs 4/2008 ( che sostituisce l'intera parte seconda del T.U.A.) e il D.L. 196/2010 convertito in legge che attua una serie di modifiche.

Da ultimo interviene sulla materia, il D.Lgs 104/2017 riguardante l'attuazione della direttiva 2014/52/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile 2014, che modifica la direttiva 2011/92/UE, concernente la valutazione dell'impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati.

Analizziamo le più significative modifiche introdotte dal D.Lgs 104/2017 nel T.U.A.:

- Nell'art. 4 riguardante le finalità, inserito nel Titolo I della Parte II, intitolato "principi generali per le procedure di VIA, di VAS e per la valutazione d'incidenza e l'autorizzazione integrata ambientale (AIA)", le modifiche sono volte all'introduzione della direttiva 2014/52/UE.

- L'art. 5 sulle definizioni, recepisce le nuove definizioni della direttiva 2014/52/UE. In particolare l'introduzione di una definizione più articolata di "valutazione di impatto ambientale", intesa come l'intero processo volto al rilascio del provvedimento relativo agli impatti ambientali di un progetto ai fini dell'autorizzazione dello stesso.

Introduce la definizione di "valutazione di impatto sanitario" (o "VIS") con la quale si intende un elaborato predisposto dal proponente sulla base di linee guida adottate dal Ministero della salute, al fine di stimare gli effetti di un progetto sulla salute umana.

Sostituisce la definizione di "progetto" prevedendo, ai fini dei procedimenti di VIA, la possibilità da parte dei proponenti di presentare degli elaborati progettuali con un livello informativo e di dettaglio equivalente a quello del "progetto di fattibilità" previsto dal Codice dei contratti pubblici.

Vengono modificate le definizioni rispettivamente di "studio di impatto ambientale", "verifica di assoggettabilità a VIA di un progetto", "provvedimento di assoggettabilità a VIA di un progetto" e "provvedimento di VIA".

-L'art. 6 sull'oggetto della disciplina, viene modificato. Prevede che la valutazione di impatto ambientale si applichi ai progetti che possono avere impatti ambientali negativi sulla popolazione e salute umana per le seguenti casistiche: biodiversità, con particolare attenzione alle specie e agli habitat protetti, territorio, suolo, acqua, aria e clima, beni materiali, patrimonio culturale, paesaggio, interazione tra i fattori sopra elencati. Precedentemente era genericamente previsto che la valutazione d'impatto ambientale riguardasse i progetti che potevano avere impatti 'significativi' e negativi sull'ambiente e sul patrimonio culturale.

Vengono specificate le tipologie di progetti sottoposti a previa verifica di assoggettabilità a VIA e alla procedura di VIA. Viene introdotto l'istituto del pre-screening.

-Viene introdotto l'art. 7 bis il quale stabilisce le competenze in materia di V.I.A. prima previste dall'art. 7. Quest'ultimo ora si occupa unicamente delle competenze in materia di VAS ed AIA.

L'art. 7 bis, precisa al comma due che sono sottoposti a V.I.A. in sede statale i progetti di cui all'Allegato II della seconda parte del T.U.A. Gli interventi contenuti nell'allegato II sono ad esempio: centrali termiche ed altri impianti di combustione con potenza termica di almeno 300 MW; centrali per la produzione dell'energia idroelettrica con potenza di concessione superiore a 30 MW incluse le dighe ed invasi direttamente asserviti; centrali nucleari e altri reattori nucleari, compreso lo smaltellamento e lo smontaggio di tali centrali e reattori; acciaierie integrate di prima fusione della ghisa e dell'acciaio. L'allegato II a sua volta è stato modificato dal D.Lgs 104/2017 che vi ha introdotto nuovi interventi da sottoporre a V.I.A., fra questi vi sono gli impianti termici per la produzione di energia elettrica, vapore e acqua calda con potenza termica complessiva superiore a 150 MW; impianti eolici per la produzione di energia elettrica sulla terraferma con potenza complessiva superiore a 30 MW; porti con funzione turistica e da diporto di dimensioni rilevanti.

L'articolo precisa poi che sono sottoposti a verifica di assoggettabilità a V.I.A. gli interventi contenuti nell'allegato II bis. Questo allegato è di nuova introduzione (contiene gli interventi prima contemplati nell'allegato IV) progetti concernenti l'industria energetica ed estrattiva quali ad esempio gli impianti termici per la produzione di energia elettrica, vapore e acqua calda con potenza termica complessiva superiore a 50 MW e le installazioni di oleodotti, gasdotti e condutture per il trasporto di flussi di CO2, ai fini dello stoccaggio geologico superiori a 20 km.

L'articolo 7 bis, stabilisce poi che sono sottoposti a V.I.A. in sede regionale i progetti di cui all'allegato III della parte seconda del T.U.A. Fra questi vi rientrano (ad esempio): Recupero di suoli dal mare per una superficie che superi i 200 ettari; gli Impianti industriali destinati: alla fabbricazione di pasta per carta a partire dal legno o da altre materie fibrose, alla fabbricazione di carta e cartoni con capacità di produzione superiore a 200 tonnellate al giorno; alla produzione di pesticidi, prodotti farmaceutici, pitture e vernici, elastomeri e perossidi, per insediamenti produttivi di capacità superiore alle 35.000 t/anno di materie prime lavorate.

Sono sottoposti a verifica di assoggettabilità a V.I.A. i progetti di cui allegato IV della parte seconda del T.U.A. (ad esempio): cambiamento di uso di aree non coltivate, semi-naturali o naturali per la loro coltivazione agraria intensiva con una superficie superiore a 10 ettari; impianti industriali non termici per la produzione di energia, vapore ed acqua calda con potenza complessiva superiore a 1 MW; impianti di produzione di ghisa o acciaio (fusione primaria o secondaria) compresa la relativa colata continua di capacità superiore a 2,5 tonnellate all'ora; impianti per il trattamento e la trasformazione di materie prime animali (diverse dal latte) con una capacità di produzione di prodotti finiti di oltre 75 tonnellate al giorno.

In sede statale, l'autorità competente è il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, che esercita le proprie competenze in collaborazione con il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo per le attività istruttorie relative al procedimento di VIA. Il provvedimento di verifica di assoggettabilità a VIA è adottato dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.

In sede regionale, l'autorità competente è la pubblica amministrazione con compiti di tutela, protezione e valorizzazione ambientale individuata secondo le disposizioni delle leggi regionali o delle Province autonome.

L'art. 8 viene sostituito integramente. Le nuove diposizioni sulla commissione tecnica di verifica dell'impatto ambientale - VIA e VAS stabiliscono che la Commissione fornisca supporto tecnico-scientifico all'autorità competente per l'attuazione delle norme previste Parte II del T.U.A.; prevedono il numero massimo di componenti della Commissione (quaranta Commissari, inclusi il Presidente e il Segretario), ponendola alle dipendenze funzionali del Ministro dell'ambiente. L'art. 8, stabilisce i requisiti professionali dei Commissari (laurea di vecchio ordinamento, laura specialistica o magistrale, con adeguata esperienza professionale di almeno cinque anni all'atto della nomina). Gli stessi possono essere estranei all'amministrazione e sono individuati senza obbligo di procedure concorsuali, nel rispetto dell'equilibrio di genere. Dei requisiti, nonché della specifica competenza, si deve dare conto nella nomina, adottata dal Ministro dell'ambiente. Si applica la normativa in vigore in tema di incompatibilità, cumulo di impieghi ed incarichi.

L'articolo 10 viene modificato nella sua rubrica con la dicitura: "Coordinamento delle procedure di VAS, VIA, Verifica di assoggettabilità a VIA, Valutazione di incidenza e Autorizzazione integrata ambientale". L'autorizzazione integrata ambientale, per i progetti in cui è prevista la procedura di verifica di assoggettabilità a VIA, può essere rilasciata solo dopo che l'autorità competente abbia stabilito che i progetti medesimi non vadano effettivamente assoggettati a VIA.

Il procedimento di verifica di assoggettabilità a VIA può essere condotto nell'ambito della valutazione ambientale strategica (VAS).

Il nuovo art. 19 disciplina il procedimento di verifica di assoggettabilità a VIA. Il proponente deve trasmettere all'autorità competente lo studio preliminare ambientale in formato elettronico, assieme alla copia dell'avvenuto pagamento degli oneri istruttori. Il contenuto dello studio preliminare ambientale deve essere conforme all'Allegato IV-bis alla parte seconda del Codice dell'ambiente.

Lo studio preliminare ambientale è pubblicato tempestivamente sul sito web dell'autorità competente, esclusi eventuali dati coperti da segreto industriale, indicati dal proponente. Dell'avvenuta pubblicazione, l'autorità dà quindi comunicazione, per via telematica, a tutte le Amministrazioni e agli enti territoriali potenzialmente interessati. La verifica della circostanza se il progetto comporti possibili impatti ambientali, è condotta dall'autorità competente. Quest'ultima, opera sulla base dei criteri illustrati nell'Allegato V della parte seconda del Codice dell'ambiente, oltre che sui risultati di eventuali valutazioni degli effetti sull'ambiente, effettuate in base ad altre pertinenti normative europee, nazionali, o regionali.

Eventuali chiarimenti o integrazioni possono essere richiesti, per una sola volta, entro trenta giorni dal ricevimento dello studio preliminare; in tal caso, i chiarimenti richiesti devono essere trasmessi entro e non oltre i successivi quarantacinque giorni, non prorogabili; qualora il proponente non trasmetta la documentazione richiesta entro il termine stabilito, la domanda si intende respinta e si procede all'archiviazione della medesima. Viene soppressa in questa fase la consultazione del pubblico. Ad esito della propria istruttoria e qualunque sia la decisione assunta, l'Autorità competente dovrà specificare i "motivi principali" che ne sono alla base. La verifica di assoggettabilità a VIA statale e regionale, per i progetti rispettivamente elencati dagli allegati II-bis e IV, deve avvenire in base ai criteri e alle soglie definiti dal D.M. Ambiente 30 marzo 2015, recante "Linee guida per la verifica di assoggettabilità a valutazione di impatto ambientale, dei progetti di competenza delle regioni e province autonome.

Il nuovo art. 20 stabilisce che il proponente ha facoltà di richiedere, in qualunque momento, una fase di confronto con l'Autorità competente. Questa è finalizzata a definire la portata delle informazioni e il relativo livello di dettaglio degli elaborati progettuali necessari allo svolgimento del procedimento di VIA. A tal fine trasmette all'Autorità competente, in formato elettronico, una proposta di elaborati progettuali adeguata alle caratteristiche del progetto da realizzare. l'Autorità competente, basandosi sulla documentazione trasmessa dal proponente, comunica a quest'ultimo l'esito delle proprie valutazioni entro trenta giorni dalla presentazione della proposta. Spetta all'Autorità competente assicurare che "il livello di dettaglio degli elaborati progettuali sia di qualità sufficientemente elevata e tale da consentire la compiuta valutazione degli impatti ambientali".

Il nuovo articolo 21, disciplina una fase di consultazione eventuale tra il proponente, l'Autorità competente e i soggetti competenti in materia ambientale, al fine di determinare i contenuti dello studio di impatto ambientale.

Il nuovo articolo 22 disciplina la predisposizione dello studio di impatto ambientale e i suoi contenuti, al fine di recepire le modifiche apportate dalla direttiva 2014/52/UE.

Nel nuovo art. 23, riguardante la presentazione dell'istanza, l'avvio del procedimento e la pubblicazione degli atti, pur confermando l'impianto normativo precedente, apporta una serie di semplificazioni degli adempimenti a carico del proponente e l'accelerazione della procedura, mediante l'indicazione di tempi certi, più brevi e perentori, introdotti dal D.Lgs 104/2017.

In particolare l'istanza di VIA dovrà essere trasmessa all'autorità competente in formato elettronico, ad essa non dovranno più essere allegati, l'elenco delle autorizzazioni, intese, concessioni, licenze, pareri, nulla osta e assensi comunque denominati, già acquisiti o da acquisire ai fini della realizzazione e dell'esercizio dell'opera o intervento. Quando l'autorità competente avrà verificato la completezza dei documenti, dovrà essa stessa comunicare per via telematica a tutte le amministrazioni e a tutti gli enti territoriali potenzialmente interessati, e comunque competenti ad esprimersi sulla realizzazione del progetto, l'avvenuta pubblicazione della documentazione, nel proprio sito web.

La documentazione dell'istanza è immediatamente pubblicata e resa accessibile, con modalità tali da garantire la tutela della riservatezza di eventuali informazioni industriali o commerciali indicate dal proponente, in conformità a quanto previsto dalla disciplina sull'accesso del pubblico all'informazione ambientale, nel sito web dell'autorità competente.

Il nuovo art. 24 sulla disciplina della consultazione del pubblico, l'acquisizione dei pareri e le consultazioni transfrontaliere nell'ambito del procedimento di VIA, conferma il precede testo normativo. Le innovazioni sono principalmente volte ad incidere sulla certezza dei tempi e sulla velocizzazione delle procedure, che avviene sia attraverso la riduzione dei termini previsti dal testo previgente, sia attraverso l'eliminazione degli obblighi di pubblicazione degli avvisi a mezzo stampa contemplati dal testo previgente.

Nel nuovo art. 25 relativo alla valutazione dello studio di impatto ambientale, confluisce anche il contenuto di alcune disposizioni precedentemente ricomprese negli ex articoli 26 e 27 del Codice e relative alla decisione (cioè al provvedimento di VIA) e all'informazione sulla decisione adottata. Il nuovo testo dell'art. 25 disciplina l'adozione, i contenuti e i termini per l'adozione del provvedimento di VIA e le forme di pubblicità dello stesso, nonché l'acquisizione dei pareri delle amministrazioni interessate. L'autorità competente valuta la documentazione acquisita, tenendo debitamente conto dello studio di impatto ambientale, delle eventuali informazioni supplementari fornite dal proponente, nonché dei risultati delle consultazioni svolte, delle informazioni raccolte e delle osservazioni e dei pareri ricevuti. Qualora tali pareri non siano resi nei termini previsti o esprimano valutazioni negative o elementi di dissenso sul progetto, l'autorità competente procede comunque alla valutazione.

Il provvedimento di VIA contiene le motivazioni e le considerazioni su cui si fonda la decisione dell'autorità competente, incluse le informazioni relative al processo di partecipazione del pubblico.

Contiene altresì le eventuali e motivate condizioni ambientali che definiscono:

a) le condizioni per la realizzazione, l'esercizio e la dismissione del progetto, nonché quelle relative ad eventuali malfunzionamenti;

b) le misure previste per evitare, prevenire, ridurre e, se possibile, compensare gli impatti ambientali significativi e negativi;

c) le misure per il monitoraggio degli impatti ambientali significativi e negativi, anche tenendo conto dei contenuti del progetto di monitoraggio ambientale predisposto dal proponente.

Differenze rispetto alla previgente disciplina dell'art. 25, sono riscontrabili nei termini di conclusione del procedimento e nei tempi concessi per il prolungamento dell'istruttoria.

In merito alle disposizioni relative alla pubblicità della decisione finale, il nuovo testo prevede la pubblicazione del provvedimento di VIA solamente sul sito web dell'autorità competente, nelle precedenti diposizioni in alterna alla pubblicazione su internet era prevista la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale, per i progetti di competenza statale, o sul Bollettino Ufficiale della regione, per i progetti di rispettiva competenza.

L'efficacia temporale del provvedimento è definita nel provvedimento stesso e comunque non può essre inferiore a cinque anni, tenuto conto dei tempi previsti per la realizzazione del progetto, dei procedimenti autorizzatori necessari, nonché dell'eventuale proposta formulata dal proponente e inserita nella documentazione a corredo dell'istanza di VIA. L'autorità competente, nel caso in cui il progetto scada prima dell'ultimazione del progetto, può deliberare, su istanza del proponente, una specifica proroga della durata del provvedimento.

Il nuovo art. 26, completamente sostituito, stabilisce che il provvedimento di VIA sia sempre integrato nell'autorizzazione e in ogni altro titolo abilitativo alla realizzazione dei progetti sottoposti a VIA, nonché nell'autorizzazione integrata ambientale, ove prevista.

Prevede che l'autorizzazione deve comprendere almeno le seguenti informazioni:

a. il provvedimento di VIA;

b. le eventuali condizioni ambientali del provvedimento di VIA, una descrizione delle caratteristiche del progetto e delle eventuali misure previste per evitare, prevenire o ridurre e se possibile compensare gli impatti ambientali negativi, nonché, ove opportuno, una descrizione delle misure di monitoraggio. Della decisione per la concessione o il rigetto dell'autorizzazione è data prontamente informazione al pubblico, nonché alle Amministrazioni e agli enti pubblici che hanno ricevuto la comunicazione, mediante pubblicazione sul sito web dell'autorità che ha adottato l'atto.

Il nuovo art. 27 introduce il provvedimento unico in materia ambientale (P.U.A.) che può essere attivato su richiesta del proponente, e che consente di concentrare in un unico provvedimento tutti i titoli abilitativi o autorizzativi necessari per la realizzazione del progetto.

Per garantire una valutazione coordinata dei vari titoli abilitativi e autorizzativi e la loro confluenza in un unico provvedimento autorizzatorio viene utilizzato lo strumento della conferenza di servizi decisoria.

Le nuove disposizioni introdotte dallo schema in esame sono il risultato dell'innesto della disciplina della conferenza di servizi utilizzata per la VIA regionale (prevista nel nuovo art. 27 bis), all'interno del procedimento di VIA statale, con la differenza che rispetto alla conferenza dei servizi per la VIA regionale (nel cui ambito, sono acquisite tutte le autorizzazioni, intese, concessioni, licenze, pareri, concerti, nulla osta e assensi comunque denominati, necessari alla realizzazione e all'esercizio del medesimo progetto) le autorizzazioni, intese, pareri, concerti, nulla osta, o atti di assensi che confluiscono nel "provvedimento unico" sono solo quelli in materia ambientale.

L'art. 28 sostituito anch'esso dal D.Lgs 104, riguarda il monitoraggio.

Il proponente è tenuto a ottemperare alle condizioni ambientali contenute nel provvedimento di verifica di assoggettabilità a VIA o nel provvedimento di VIA.

L'autorità competente, in collaborazione con il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo per i profili di competenza, verifica l'ottemperanza delle condizioni ambientali contenute nei provvedimenti, al fine di identificare tempestivamente gli impatti ambientali significativi e negativi imprevisti e di adottare le opportune misure correttive.

Qualora i soggetti individuati per la verifica di ottemperanza, non provvedano entro il termine stabilito, le attività di verifica sono svolte direttamente dall'autorità competente.

Nel caso in cui la verifica di ottemperanza dia esito negativo, l'autorità competente diffida il proponente ad adempiere entro un congruo termine, trascorso inutilmente il quale si applicano le sanzioni previste dall'art. 29 del T.U.A.

Se i risultati delle attività di verifica accertano la sussistenza di impatti ambientali negativi imprevisti, ulteriori o diversi, ovvero di entità significativamente superiori rispetto a quelli valutati nell'ambito del procedimento di VIA, è prevista la possibilità da parte della autorità competente di acquisire ulteriori informazioni dal proponente o da altri soggetti competenti in materia ambientale, modificando il provvedimento di VIA, e stabilendo eventuali condizioni ambientali ulteriori rispetto a quelle del provvedimento originario.

Successivamente all'autorizzazione del progetto, l'accertamento della sussistenza di gravi ripercussioni negative sulla salute pubblica o sull'ambiente derivante dall'esecuzione dei lavori di costruzione ovvero dall'esercizio dell'opera, determina la possibilità, da parte dell'autorità competente, di ordinare la sospensione dei lavori o delle attività autorizzate, in attesa dell'adozione delle opportune misure correttive.

L'art. 29 riguarda il sistema sanzionatorio, anch'esso sostituito rispetto al precedente, esso prede che:

- I provvedimenti di autorizzazione di un progetto adottati senza la verifica di assoggettabilità a VIA o senza la VIA, ove prescritte, sono annullabili per violazione di legge;

Qualora siano accertati inadempimenti o violazioni delle condizioni ambientali, ovvero in caso di modifiche progettuali che rendano il progetto difforme da quello sottoposto al procedimento di verifica di assoggettabilità a VIA, al procedimento di VIA, ovvero al procedimento unico, l'autorità competente procede secondo la gravità delle infrazioni:

a) alla diffida, assegnando un termine entro il quale devono essere eliminate le inosservanze;

b) alla diffida con contestuale sospensione dell'attività per un tempo determinato, ove si manifesti il rischio di impatti ambientali significativi e negativi;

c) alla revoca del provvedimento di verifica di assoggettabilità a VIA, del provvedimento di VIA, in caso di mancato adeguamento alle prescrizioni imposte con la diffida e in caso di reiterate violazioni che determinino situazioni di pericolo o di danno per l'ambiente.

Se un progetto che deve essere sottoposto a verifica di assoggettabilità a VIA, o a procedimento di VIA, è già realizzato o in corso di realizzazione, nel caso di annullamento giurisdizionale o per autotutela, l'autorità competente assegna un termine all'interessato entro il quale avviare un nuovo procedimento e può consentirne la prosecuzione dei lavori o delle attività a condizione che tale prosecuzione avvenga in termini di sicurezza con riguardo agli eventuali rischi sanitari, ambientali o per il patrimonio culturale. Scaduto inutilmente il termine assegnato all'interessato, ovvero nel caso in cui il nuovo provvedimento di VIA, adottato, abbia contenuto negativo, l'autorità competente dispone la demolizione delle opere realizzate e il ripristino dello stato dei luoghi e della situazione ambientale a cura e spese del responsabile, definendone i termini e le modalità. In caso di inottemperanza, l'autorità competente provvede d'ufficio a spese dell'inadempiente.

Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque realizza un progetto o parte di esso, senza VIA o senza la verifica di assoggettabilità a VIA, ove prescritte, è punito con una sanzione amministrativa da 35.000 euro a 100.000 euro.

Salvo che il fatto costituisca reato, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 20.000 euro a 80.000 euro nei confronti di colui che, pur essendo in possesso del provvedimento di verifica di assoggettabilità o di valutazione di impatto ambientale, non ne osserva le condizioni ambientali.

Le sanzioni sono irrogate dall'autorità competente.

Alle sanzioni amministrative pecuniarie previste dal presente articolo non si applica il pagamento in misura ridotta di cui all'articolo 16 della legge 689/1981.

I proventi derivanti dall'applicazione delle sanzioni amministrative pecuniarie di competenza statale per le violazioni previste dal presente articolo, sono versati all'entrata del bilancio dello Stato e sono successivamente riassegnati ai pertinenti capitoli di spesa del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare per essere destinati al miglioramento delle attività di vigilanza, prevenzione e monitoraggio ambientale, nonché alla predisposizione di misure per la protezione sanitaria della popolazione in caso di incidenti o calamità naturali.

Pini Massimo

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